MESSAGGERO VENETO Anno XXXI - N. 109
Domenica 9 maggio 1976

Violenta scossa all'1.56.
Ondata di paura

Cresce il numero dei morti (781) accertati e dei feriti (2218). Si rafforza la volontà di fare e non si incrina la fermezza dignitosa della gente. Ma ogni giorno che passa si scopre che le proporzioni della catastrofe sono superiori alle più pessimistiche stime. Tristemente si è costretti a rilevare che il Friuli crollato alle 21 di giovedì è una parte minore di tutto quel che bisogna ricostruire. Occorreranno mezzi imponenti, molto tempo e risorse ingenti. Un disastro sempre più grande. Amaro ritorno di Moro tra i friulani.

INCUBO E CORAGGIO

Le scosse telluriche continuano. Pare che questo terremoto, che pure ha ridotto una larga fascia del Friuli come una zona bombardata, con chissà quanti morti, chissà quanti feriti, certo tantissimi questa terribile prova si prolunghi. Stanotte, a11'1.56, c'è stata un'altra scossa violenta. E' stata certo più breve e anche meno forte di quella fatale delle 21 di giovedì vedi, però ugualmente terrificante e anzi, per riflesso psicologico in chi quella appunto ha sentito, tale da suscitare nuovo allarme nella gente che era stanotte rientrata a casa, attaccata com'è alla casa, e dormiva per poi tornare a lavorare. Nel momento in cui scriviamo non sappiamo se altri danni, se nuovi lutti, se conseguenze gravi si siano sommate tutto il malanno che ci é capitato dal fondo di questa terra tanto amata quanto sconosciuta. Stupisce tutti, lo si capisce da quel che la televisione e i giornalisti italiani e stranieri registrano, che i friulani sappiano essere cosi forti e così contenuti nel loro terribile lutto.Questa notte è piena di voci e di domande che si ripetono con ansia. Siamo interrotti da telefonate, da echi non percettibili e non spiegabili.Udine é di nuovo nelle strade. Nelle carceri c'è del comprensibile senso di paura: la pena deve sembrare doppia. Ma tra la gente non si udivano grida, né ci sono lamenti, né si fanno lacrime. La gente ha paura ed è sgomenta e si chiede con angoscia crescente quando finirà.II fenomeno tellurico ha assunto chiaramente aspetti d'incubo. Si ricorda che nel '28 il sisma durò un mese con scosse ripetute anche se, dopo quella pii, tragica, altre non fecero danni gravi. Si pensa anche al caso di Ancona dove il terremoto durò a lungo, in due strazianti fasi divise da un intervallo. Da quel che si é potuto sommariamente sapere dagli esperti, e che pure riportiamo in questo giornale, la scossa di stanotte rientrerebbe nel quadro dei moti di assestamento. C'era un'aria di speranza, si registravano sintomi di miglioramento della situazione. Per questo si pensava che ne sarebbero avvenute certamente altre, ma che sarebbero state decrescenti. Invece siamo tornati, stanotte, a un livello altissimo; 8,28 gradi della scala Mercalli. E` tanto, è troppo. Qual che è accaduto è già un disastro cosi grave, così immane, che guai se si moltiplicasse. Proprio oggi, a due giorni da quel sobbalzo catastrofico, si è cominciato a capire che il Friuli crollato e che si vede, con tutti i morti é qualche vivo ancora sepolto, non é che una parte, e purtroppo minore, rispetto quel che è diventato pericolante, e che é pertanto perso.Si dovrà demolire molto. Per ricostruire ci vorranno mezzi imponenti, colossali e risorse immani.Ci vorrà tempo. I friulani fanno tutto il possibile da soli, orgogliosamente, ma sanno che cos'hanno davanti a loro. Lo saprà il paese, la comunità civile? Noi crediamo di si.

Vittorino Meloni

Magnano in Riviera

Trasaghis