Il Friuli colpito dal disastro
già al lavoro per ricostruire
Leone commosso e
turbato tra la nostra gente.
I morti accertati 584, i feriti 986, ma quanti sono ancora sotto le macerie? Imponente
opera dei militari per i soccorsi. Solidarietà nazionale e di oltre confine.
Provvedimenti del governo e della regione.
Udine, ancora sotto l'incubo del terremoto, appare una città semidisabitata: molti nelle
strade, ondata di sfollati nelle campagne della Bassa.
UNA GRANDE FORZA MORALE
Il terremoto ha sconvolto e
distrutto i paesi, ma non ha abbattuto i Friulani. C'è un'atavica abitudine alla
sciagura, all'ineluttabile, alla calamità che non si può evitare, soltanto sopportare e
vincere con la volontà di fare, di rifare. Una regione che ha subito in media ogni
cinquant'anni un'invasione, che ha sempre dovuto rimettere le semine, ricostruire le case,
ripopolare le campagne, che ha sofferto Attila e i turchi, i barbari antichi e quelli più
moderni; un popolo che é andato a lavorare per il mondo dalla transiberiana ai
grattacieli di Nuova York, che ha rimandato al paese il frutto dei suoi risparmi; un mondo
così, per tanti aspetti unico ed esemplare, non poteva avvilirsi di fronte alla
catastrofe che l'altra sera, alle 21, ha bombardato, con un sisma senza così esattamente
uguali e sanguinosi precedenti storici, la fascia pedemontana e ha scosso Udine, più
profondamente di quel che appare, distruggendo molti centri, uccidendo a tavola intere
famiglie serene - questa era un'isola serena in una nazione inquieta - inducendo a
sfollare una moltitudine sorpresa, ma non atterrita, prudente, non arresa. Quel che ha
colpito di più i numerosi osservatori stranieri e i giornalisti che sono accorsi a Udine,
come del resto i soccorritori che sono arrivati da ogni parte, sono state la dignità, la
virilità del comportamento di tutti, anche di chi ha sofferto la perdita di un familiare
o della casa faticosamente costruita. Hanno visto che, senza lacrime - perché il dolore
non é da mostrare, va tenuto dentro, conservato nell'intimo -, tutti lavoravano a cercare
i sepolti sotto le macerie e altri già a rimettere a posto le strade, le tegole, a
spazzare i calcinacci, quando non addirittura a curare i campi. Come sempre,
splendidamente, i Friulani hanno cominciato a soccorrere le vittime e a rimettere a posto
quel che si può, in friulano, secondo un vecchio motto, significativo per tanti versi,
"di bessoi", da soli. Certo che si ha fiducia nella solidarietà nazionale, ma
non per pretesa, in ogni caso non per querimonie e piagnistei. Se un diritto esiste,
com'é chiaramente questo il caso, il governo e il parlamento della nazione provvederanno.
II buon diritto non ha bisogno di prefiche. Questo non é in ogni caso il costume
Friulano. Spiace dirlo, ma questa immane disgrazia ha dato al Friuli l'occasione,
certamente terribile, di dare un altro esempio.Non potranno qui ripetersi gli episodi che
sono avvenuti altrove quando si é trattato di calamità nazionali. Né sfruttamento né
speculazione, di qualsiasi genere e da qualunque fonte provengano, possono trovare un
minimo di accoglienza in questa terra.Sono sbalorditi i fotografi dei grandi rotocalchi
italiani ed esteri, il non trovare qui del patos, di non avere scene di persone in
deliquio, di non continuare cioè la sequenza delle storie strappalacrime.Quasi non ci
credono, si appigliano a spiegazioni psicologiche, si ripromettono di essere più
fortunati, in una inutile ricerca, oggi o domani. Questa è un'altra prova che non
conoscono i friulani e il Friuli. Lo vedranno, lo impareranno, capiranno bene alla fine
quale è e come sa reagire. Altrove si piange, ci si preoccupa o si fanno gesti generosi,
ma anche retorici. Qui si lavora. Il terremoto non è del tutto concluso, anche se i moti
di assestamento vanno decrescendo d'intensità, e intanto il Friuli, senza indugiare,
manifesta coralmente, con una mobilitazione che nasce dal precetto della coscienza, la
volontà di ricostruire, di rinascere. Nelle pagine di questo giornale, che esce
nuovamente in condizioni difficili, non c'è soltanto la testimonianza di un dramma, ma
anche quella di una grande forza morale.
Vittorino Meloni |

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Veduta
aerea di Venzone |

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Ovunque
paesi distrutti |
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