Il Friuli per vivere deve
battere il tempo
Dopo la
legge per il restauro delle case è urgente passare al piano di ricostruzione. Si scarica
la coda del terremoto: una scossa del 5° grado Mercalli ieri alle 23,13.
UN POPOLO NON ASSEMBLAGGIO
Che grande popolo il
friulano! Longobardi, celti, romani, o una mescolanza singolarmente riuscita e per
tantissimi versi inimitabili? Ladini, certo, che parlano una lingua neoladina nata dal
latino si capisce, non proibita né probabile come non è sopprimibile la libertà di
pensiero, di espressione. Un popolo così non può morire. Non basta un terremoto, non
sono state sufficienti invasioni di barbari, da Attila ai turchi, a disperderlo e ad
arricchirlo. Un popolo così, che nel mondo ha dato esempi, in Italia ha costituito nel
massimo momento di smarrimento e di confusione, di cattiveria e di degradazione della
politica, un esempio rigenerante e financhè di riscossa. Sono friulani, com'era in
antico, nelle prime poche chiese, anche i triestini, e da Gorizia a Pordenone, dal Carso
alle valli dell'Arzino, dal mare di Lignano a Grado, bella e sacrale come Venezia, di cui
è stata madre, non dimentichiamocelo, ai freddi canali fino alle Alpi, colmi d'ombre
gelide, ma animate e rese fertili di lavoro e di ingegno da uomini senza il gusto del
riposo, ma soltanto quello della sfida per il futuro, sono friulani, diciamo, nel senso
che possono servire d'esempio e indicare una strada di concordia, di fraternità di
concretezza, di onestà e di coraggio. Parleremo, nei prossimi giorni, delle elezioni, di
questa scadenza che ci impegna, nonostante il terremoto e le sue terribili, sconvolgenti
conseguenze, ma oggi lasciateci ancora dire, con ammirazione, con commozione che non ha
lacrime, quanto grande sia il nostro affetto, il nostro orgoglio, la nostra consapevolezza
di essere ancora diversi, e per ciò stesso utili al paese. Anche se sono pochi in patria,
i friulani, sono, ahinoi!, più numerosi per il mondo, rappresentano una maggioranza che
vale ben di più di quella macroscopicamente demografica della Sicilia, del Lazio, della
Lombardia e del Piemonte. Sotto l'aspetto morale, che è quel che conta, i friulani non
sono affatto una minoranza, la regione Friuli Venezia Giulia non è asetticamente crudele
e insensibile al dramma che ha colpito un popolo, un grande popolo, grande spiritualmente.
Ai saccenti profeti che grazie a miliardi facilmente elargiti possono permettersi di
predicare quel che non sanno, i friulani rispondono con un modo di comportarsi, di
sopravvivere, di rifare, quindi di continuare che non ci illudiamo capiscano, che però
dovrebbe intaccare la loro sicumera. Sono venuti a vederci, hanno cercato di capire, sono
rimasti meravigliati e sconcertati. Se ne sono andati con un dubbio e con qualche sospetto
che incrina la moda dell'assemblaggio. Ci basta questo, per ora. Il resto, ovviamente, non
basterà dirlo con le case, che si rifaranno presto, sbalordendo i mantenuti di altre
parti, ma anche politicamente. Quando un popolo è grande moralmente, com'è appunto
quello friulano, si pone automaticamente alla guida. Non importa se numericamente è in
minoranza, il paese lo seguirà, lo assumerà a esempio. Povero di case, terremotato,
servirà, dunque, il Friuli di nuovo all'Italia.
Vittorino Meloni |

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Pers:
la piazza e la Chiesa |

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Pers:
quello che resta di un paese |
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