MESSAGGERO VENETO Anno XXXI - N. 21
lunedì 31 maggio 1976

 

Il Friuli per vivere deve
battere il tempo

Dopo la legge per il restauro delle case è urgente passare al piano di ricostruzione. Si scarica la coda del terremoto: una scossa del 5° grado Mercalli ieri alle 23,13.


UN POPOLO NON ASSEMBLAGGIO

Che grande popolo il friulano! Longobardi, celti, romani, o una mescolanza singolarmente riuscita e per tantissimi versi inimitabili? Ladini, certo, che parlano una lingua neoladina nata dal latino si capisce, non proibita né probabile come non è sopprimibile la libertà di pensiero, di espressione. Un popolo così non può morire. Non basta un terremoto, non sono state sufficienti invasioni di barbari, da Attila ai turchi, a disperderlo e ad arricchirlo. Un popolo così, che nel mondo ha dato esempi, in Italia ha costituito nel massimo momento di smarrimento e di confusione, di cattiveria e di degradazione della politica, un esempio rigenerante e financhè di riscossa. Sono friulani, com'era in antico, nelle prime poche chiese, anche i triestini, e da Gorizia a Pordenone, dal Carso alle valli dell'Arzino, dal mare di Lignano a Grado, bella e sacrale come Venezia, di cui è stata madre, non dimentichiamocelo, ai freddi canali fino alle Alpi, colmi d'ombre gelide, ma animate e rese fertili di lavoro e di ingegno da uomini senza il gusto del riposo, ma soltanto quello della sfida per il futuro, sono friulani, diciamo, nel senso che possono servire d'esempio e indicare una strada di concordia, di fraternità di concretezza, di onestà e di coraggio. Parleremo, nei prossimi giorni, delle elezioni, di questa scadenza che ci impegna, nonostante il terremoto e le sue terribili, sconvolgenti conseguenze, ma oggi lasciateci ancora dire, con ammirazione, con commozione che non ha lacrime, quanto grande sia il nostro affetto, il nostro orgoglio, la nostra consapevolezza di essere ancora diversi, e per ciò stesso utili al paese. Anche se sono pochi in patria, i friulani, sono, ahinoi!, più numerosi per il mondo, rappresentano una maggioranza che vale ben di più di quella macroscopicamente demografica della Sicilia, del Lazio, della Lombardia e del Piemonte. Sotto l'aspetto morale, che è quel che conta, i friulani non sono affatto una minoranza, la regione Friuli Venezia Giulia non è asetticamente crudele e insensibile al dramma che ha colpito un popolo, un grande popolo, grande spiritualmente. Ai saccenti profeti che grazie a miliardi facilmente elargiti possono permettersi di predicare quel che non sanno, i friulani rispondono con un modo di comportarsi, di sopravvivere, di rifare, quindi di continuare che non ci illudiamo capiscano, che però dovrebbe intaccare la loro sicumera. Sono venuti a vederci, hanno cercato di capire, sono rimasti meravigliati e sconcertati. Se ne sono andati con un dubbio e con qualche sospetto che incrina la moda dell'assemblaggio. Ci basta questo, per ora. Il resto, ovviamente, non basterà dirlo con le case, che si rifaranno presto, sbalordendo i mantenuti di altre parti, ma anche politicamente. Quando un popolo è grande moralmente, com'è appunto quello friulano, si pone automaticamente alla guida. Non importa se numericamente è in minoranza, il paese lo seguirà, lo assumerà a esempio. Povero di case, terremotato, servirà, dunque, il Friuli di nuovo all'Italia.

Vittorino Meloni

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