La Regione comincia dalle case
Primi concreti atti per accelerare la ripresa del Friuli. Oltre
le macerie una gente che prepara il domani.
PERCHÉ' SI AL VOTO
Abbiamo scritto e
ripetutamente, in questi giorni, che il Friuli non può rinviare, vuole fare presto, ha
una grande voglia di vivere, di ricominciare, di ricostituire, di essere ancora un popolo,
pur sopravvissuto al terremoto, unito e fiero, esemplare per tutta la nazione, com'è
sempre avvenuto nella sua storia. Non può rinviare il riatto delle case rimaste in piedi
dopo la terribile scossa del 6 maggio, non può rinviare i progetti di ricostruzione. di
rinascita, anche se le scosse, ormai non più allarmanti, continuano decrescendo
d'intensità. E proprio per questo bene ha fatto la regione (cui lo stato, con eccezione
che il Friuli-Venezia Giulia si è bene meritata, ha demandato ogni potere legislativo per
l'amministrazione del risorgimento dei paesi devastati a cominciare dalle case. La prima
legge operativa, che avevamo annunciato, riguarda appunto il ripristino delle case non
distrutte, anche se lesionate. Dobbiamo dire, onestamente, che si è cominciato bene,
senza aspettare. Adesso si può pensare anche alle fabbriche; alle officine. Perché si sa
bene e che chi sta sotto una tenda non può andare a lungo a lavorare in una fabbrica,
anche se i friulani l'hanno fatto sinora con spirito di sacrificio non riscontrabile
altrove. Quel che i friulani hanno fatto da soli - pure l'abbiamo detto molte volte - è
incredibile e inimmaginabile. Ma abbiamo pure rilevato, con franchezza, che questa
tragedia biblica che ci ha scosso dalle fondamenta non può essere superata e rimediata
senza il soccorso e la solidarietà nazionale e internazionale. Abbiamo bisogno di tante
cose, di mezzi ingenti, di denaro e di braccia, di iniziative e di idee, di un concorso di
forze che sovrastano le pure ampie e inesauste energie friulane. Come possiamo averle?
Perché si possa ottenerle, dobbiamo principalmente continuare a essere il cuore del
paese, con l'esempio con l'onestà, con il coraggio e con la concretezza. La grande ondata
dell'emozione può sembrare affievolita, e anche si può sospettare che il paese si sia
ricordato del Friuli e di Udine, sull'onda di ricordi letterari e storici, per un momento
romantico, ma che ora possa dimenticarsene. Ma noi crediamo che questuo non avverrà, che
il ricordo e quindi l'aiuto continueranno a essere se sapremo perdurare nell'esempio.
Oggi, 30 maggio, fine dell'interruzione della campagna elettorale che qui i partiti si
sono sensibilmente imposti, crediamo sia giusto e opportuno dire anche noi che il primo
dovere dei friulani è di andare a votare, di non disertare neppure uno le urne, perché
non soltanto così dimostreremo che il terremoto non ha sconvolto le coscienze e il nostro
sistema, un sistema friulano, si badi bene, che non ha scandali ed è pulito, ma
principalmente ci serviremo di un diritto inalienabile - si abbia o no una casa si ha
sempre diritto al voto - per scegliere una rappresentanza che porti al parlamento le
nostre richieste, la voce e la domanda del Friuli. Non ci importa tanto chi sia scelto, ci
importa che ci siano friulani, politici della regione, ad alzare la voce di questa gente
al parlamento della repubblica. Sarà una voce ascoltata - ne siamo sicuri e per questo ci
deve essere.
Vittorino Meloni |

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