MESSAGGERO VENETO Anno XXXI - N. 127
domenica 30 maggio 1976

 

La Regione comincia dalle case

Primi concreti atti per accelerare la ripresa del Friuli. Oltre le macerie una gente che prepara il domani.

PERCHÉ' SI AL VOTO

Abbiamo scritto e ripetutamente, in questi giorni, che il Friuli non può rinviare, vuole fare presto, ha una grande voglia di vivere, di ricominciare, di ricostituire, di essere ancora un popolo, pur sopravvissuto al terremoto, unito e fiero, esemplare per tutta la nazione, com'è sempre avvenuto nella sua storia. Non può rinviare il riatto delle case rimaste in piedi dopo la terribile scossa del 6 maggio, non può rinviare i progetti di ricostruzione. di rinascita, anche se le scosse, ormai non più allarmanti, continuano decrescendo d'intensità. E proprio per questo bene ha fatto la regione (cui lo stato, con eccezione che il Friuli-Venezia Giulia si è bene meritata, ha demandato ogni potere legislativo per l'amministrazione del risorgimento dei paesi devastati a cominciare dalle case. La prima legge operativa, che avevamo annunciato, riguarda appunto il ripristino delle case non distrutte, anche se lesionate. Dobbiamo dire, onestamente, che si è cominciato bene, senza aspettare. Adesso si può pensare anche alle fabbriche; alle officine. Perché si sa bene e che chi sta sotto una tenda non può andare a lungo a lavorare in una fabbrica, anche se i friulani l'hanno fatto sinora con spirito di sacrificio non riscontrabile altrove. Quel che i friulani hanno fatto da soli - pure l'abbiamo detto molte volte - è incredibile e inimmaginabile. Ma abbiamo pure rilevato, con franchezza, che questa tragedia biblica che ci ha scosso dalle fondamenta non può essere superata e rimediata senza il soccorso e la solidarietà nazionale e internazionale. Abbiamo bisogno di tante cose, di mezzi ingenti, di denaro e di braccia, di iniziative e di idee, di un concorso di forze che sovrastano le pure ampie e inesauste energie friulane. Come possiamo averle? Perché si possa ottenerle, dobbiamo principalmente continuare a essere il cuore del paese, con l'esempio con l'onestà, con il coraggio e con la concretezza. La grande ondata dell'emozione può sembrare affievolita, e anche si può sospettare che il paese si sia ricordato del Friuli e di Udine, sull'onda di ricordi letterari e storici, per un momento romantico, ma che ora possa dimenticarsene. Ma noi crediamo che questuo non avverrà, che il ricordo e quindi l'aiuto continueranno a essere se sapremo perdurare nell'esempio. Oggi, 30 maggio, fine dell'interruzione della campagna elettorale che qui i partiti si sono sensibilmente imposti, crediamo sia giusto e opportuno dire anche noi che il primo dovere dei friulani è di andare a votare, di non disertare neppure uno le urne, perché non soltanto così dimostreremo che il terremoto non ha sconvolto le coscienze e il nostro sistema, un sistema friulano, si badi bene, che non ha scandali ed è pulito, ma principalmente ci serviremo di un diritto inalienabile - si abbia o no una casa si ha sempre diritto al voto - per scegliere una rappresentanza che porti al parlamento le nostre richieste, la voce e la domanda del Friuli. Non ci importa tanto chi sia scelto, ci importa che ci siano friulani, politici della regione, ad alzare la voce di questa gente al parlamento della repubblica. Sarà una voce ascoltata - ne siamo sicuri e per questo ci deve essere.

Vittorino Meloni

Gemona del Friuli: la piazza e il castello

Gemona del Friuli: Via Bini