Torna il sole in un giorno senza scosse
Oggi la Regione approva la legge per la riparazione delle case.
Ancora due vittime: i morti accertati saliti a 948.
LA VOCE PIU' FORTE
Graziis, signor, il
soreli (grazie, Signore, il sole!) l'ha detto una dissepolta, viva quando è uscita dalle
macerie di fronte alle fotoelettriche che illuminavano il buco tra le macerie che potevano
essere la sua tomba. Il terremoto, la paura, le tende, la pioggia, o, addirittura, la neve
e di nuovo il sole: La grande, biblica tragedia del popolo friulano sarà stona quando non
ci saremo più. Abbiamo tentato di raccontare, come cronisti, quei frammenti di fatti che
ci sono pervenuti direttamente o per testimonianze genuine. Ma ci accorgiamo, man mano che
i giorni passano e i morti aumentano, che non abbiamo ricordato a sufficienza quei
poveretti sorpresi a tradimento dal sussulto della loro amatissima terra nel cuore della
famiglia. Non abbiamo parlato neppure a sufficienza degli scampati, dei dissepolti ancora
vivi. Certo, qualcosa abbiamo narrato, ma si tratta di poco rispetto a quel che si deve
sapere, si deve dire, si deve tramandare. Confessiamo che il compito degli annotatori di
questa sventura é troppo grande e ci scusiamo con i nostri lettori se non abbiamo avuto
parole per tutti. Abbiamo cercato di dare notizie, di presentare le immagini, di fare la
cronaca del perdurante e catastrofico, terremoto giorno per giorno come potevamo. E ci
pareva, in fondo, di avere tatto già tanto, ma ogni giorno che passa ci accorgiamo che
qualcosa non si è raccolto, che qualche fatto è stato ignorato, che c'è da dire di
più. Ci rendiamo conto che per tanto tempo avremo da scrivere, da raccontare, da
testimoniare: non soltanto quel che è accaduto, ma quel che viene dopo che è pure triste
come ogni risveglio dopo un evento senza possibili, o memorabili, riscontri storici. Per
questo, oggi vogliamo parlarvi di due sopravvissute, due povere donne friulane, che sono
state sotto le macerie per tantissime ore. Una è appunto quella di cui abbiamo riferito,
all'inizio, l'esclamazione. Non ne conosciamo il nome, ma sappiamo che é usata
dall'inferno di Majano. Dopo avere ringraziato per aver rivisto il sole, che poi era
artificiale, ma per un sepolto vivo la luce è sempre il sole, ha detto ai soccorritori,
in ginocchio, "scusait se no us ai ringraziat prime" ("scusate se non vi ho
ringraziato prima" prima del sole, del Signore). Aveva accanto a sé due bambini, uno
morto l'altro fortunatamente ancora vivo. L'altra sopravvissuta, ci dicono sia di Gemona,
è stata tratta fuori dalle rovine dopo oltre quattordici ore di scavi e di sforzi
sovrumani. A un certo punto, attraverso un buco le hanno teso una mano che lei ha
afferrato e non mollava più. Si sentiva che parlava con il figlioletto accanto e che gli
prometteva che lunedì sarebbe andato a scuola. Una borraccia d'acqua per ristorarla,
passata attraverso un pertugio, ha pure liberato la mano del soccorritore. Ma, alla fine,
quando la poveretta è venuta fuori, ha detto soltanto, tristemente, ma senza rimprovero,
che il suo figliolo, che voleva tornare a scuola, era morto da quattro ore. Pensi, ci
diceva chi l'aveva salvata, non eravamo contenti, ma disperati, per quel ragazzo, e ci
sembrava, pur non credendolo, di non essere stati sufficienti né capaci. E ieri é morta
a Osoppo una mamma di 22 anni che aveva salvato il figlio dalle macerie allattandolo
mentre scavavano. Il marito le era morto vicino. Quanti morti, quanti fratelli, povera
gente, che non compare nei necrologi, sono spariti tra i detriti delle case quella notte
tremenda che non si potrà mai dimenticare? Noi abbiamo parlato tanto dei paesi, della
gente che vuole ricostruire, del Friuli che intende rinascere. Ed è stato in fondo giusto
perché ci voleva coraggio. I friulani non hanno pianto, e il mondo si è meravigliato.
Hanno tutti detto che e gente fiera, migliore ed esemplare. E' giusto, è vero, ne siamo
da anni testimoni. Ma dentro, dentro il pianto è torte, è acuto, punge. I morti
conosciuti e quelli che non abbiamo saputo sottrarre alle macerie ci parlano con le parole
del bambino che voleva, che sperava, di tornare a scuola. La voce di quel morticino
innocente è l'unica più forte che dobbiamo sentire nei giorni duri che verranno. Tornare
a scuola, continuare a vivere, rifare le case, ricostruire il Friuli. Grazie a Dio è
tornato il sole. Dobbiamo ricominciare, com'è accaduto nei secoli dopo ogni sventura. Con
l'aiuto della parola dei nostri morti.
Vittorino Meloni |

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Gemona
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