MESSAGGERO VENETO Anno XXXI - N. 125
venerdì 28 maggio 1976

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Anche la neve sulle tende

Un'altra ondata di maltempo aggrava le condizioni dei terremotati impegnati nella ripresa. Timori per gli smottamenti, traffico difficile, paesi più isolati.

I FRIULANI PER SCEGLIERE

La neve arrivata all'improvviso, ma non del tutto inattesa, nel giorno che il proverbio dice che se piove durerà per quaranta giorni, ha ridestato lungo tutto l'arco della zona terremotata la volontà di fare presto, di scegliere una soluzione transitoria meno fragile delle tende. La stessa volontà si ritrova in tutti i responsabili della regione. Parte un appello anche da Udine, che ha avuto sgocciolii nelle case coperte da tetti sconnessi, a provvedere alle riparazioni con spirito di autonomia e quindi con iniziative spontanee senza distogliere forze dalle zone disastrate dove l'assistenza, già difficile, si rende più necessaria, e richiede pertanto ancora energie maggiori, proprio nei momenti di emergenza meteorologica sommata all'altra di carattere sismico (perché le scosse continuano, anche se scemano, tanto che ieri se n'è registrata soltanto una e abbastanza leggera). Che cosa si deve fare? A questa domanda è stata data un'infinità di risposte, tutte accompagnate da suggerimenti che escludono per principio le baracche. Non perché le case di legno non siano utili e adatte, in frangenti del genere, ma perché si teme che allontanino l'ipotesi di riavere una casa vera, quello cioè che i friulani hanno come principio massimo della loro vita e della stessa loro ragione di essere, come emigranti e lavoratori. Sembra, tuttavia, che a qualcosa che non sia baracca, ma che in qualche modo sia casa provvisoria si debba arrivare. Si è parlato, a questo proposito, di bungalow e di chalet. I primi, si sa, sono per i climi caldi, hanno stile tropicale, e qui invece c'è la neve oggi e ci sarà presto, dopo un'estate che non è ancora giunta e comunque durerà poco, ci sarà presto dicevamo il freddo, e dunque non sono adatti. Trattandosi di zona pedemontana, ma con caratteristiche, clima, flora e atmosfera montane, pare più indicata la seconda soluzione, quella appunto dello chalet, cioè della casa di montagna, fatta di legno anch'essa, ma non baracca. A questo proposito, abbiamo appreso da oltralpe che un esempio sarà realizzato presto a Majano. Saranno dei clienti di Snaidero che, mossi da uno slancio di ammirazione e quindi di generosità, si propongono di fornire appunto degli chalet di montagna per le famiglie degli operai della fabbrica friulana che sono rimasti a lavorare dopo aver salvato, a rischio personale non da poco, le macchine rimaste sotto le macerie. In prefabbricato, in legno, in polistirolo espanso, in altri mezzi, avremo, prima che venga freddo, le case per la fase di attesa della ricostruzione. Il resto dipenderà, a ben guardare, anche dalle elezioni. Ma per questo non abbiamo dubbi. I friulani voteranno i friulani, quelli che conoscono e danno garanzie, e così Udine avrà i suoi deputati, da non mutare né a Belluno, né altrove, e finalmente, dopo una lunga vacanza dovuta alla morte di Tessitori editore della regione, anche il suo senatore. Perché è vero che la regione dovrà provvedere alla ricostruzione, ma non dovrà mancare la solidarietà nazionale. I friulani sanno fare da soli, ma hanno bisogno di aiuto. Il primo deve venire ancora dalla nazione. Per questo, occorre che in parlamento ci siano i nostri rappresentanti, quelli che si sono già impegnati in concreto per i soccorsi e la ricostruzione dopo il terremoto.

Vittorino Meloni

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