Anche la neve sulle tende
Un'altra ondata di maltempo aggrava le condizioni dei terremotati impegnati nella
ripresa. Timori per gli smottamenti, traffico difficile, paesi più isolati.
I FRIULANI PER SCEGLIERE
La neve arrivata all'improvviso, ma non del
tutto inattesa, nel giorno che il proverbio dice che se piove durerà per quaranta giorni,
ha ridestato lungo tutto l'arco della zona terremotata la volontà di fare presto, di
scegliere una soluzione transitoria meno fragile delle tende. La stessa volontà si
ritrova in tutti i responsabili della regione. Parte un appello anche da Udine, che ha
avuto sgocciolii nelle case coperte da tetti sconnessi, a provvedere alle riparazioni con
spirito di autonomia e quindi con iniziative spontanee senza distogliere forze dalle zone
disastrate dove l'assistenza, già difficile, si rende più necessaria, e richiede
pertanto ancora energie maggiori, proprio nei momenti di emergenza meteorologica sommata
all'altra di carattere sismico (perché le scosse continuano, anche se scemano, tanto che
ieri se n'è registrata soltanto una e abbastanza leggera). Che cosa si deve fare? A
questa domanda è stata data un'infinità di risposte, tutte accompagnate da suggerimenti
che escludono per principio le baracche. Non perché le case di legno non siano utili e
adatte, in frangenti del genere, ma perché si teme che allontanino l'ipotesi di riavere
una casa vera, quello cioè che i friulani hanno come principio massimo della loro vita e
della stessa loro ragione di essere, come emigranti e lavoratori. Sembra, tuttavia, che a
qualcosa che non sia baracca, ma che in qualche modo sia casa provvisoria si debba
arrivare. Si è parlato, a questo proposito, di bungalow e di chalet. I primi, si sa, sono
per i climi caldi, hanno stile tropicale, e qui invece c'è la neve oggi e ci sarà
presto, dopo un'estate che non è ancora giunta e comunque durerà poco, ci sarà presto
dicevamo il freddo, e dunque non sono adatti. Trattandosi di zona pedemontana, ma con
caratteristiche, clima, flora e atmosfera montane, pare più indicata la seconda
soluzione, quella appunto dello chalet, cioè della casa di montagna, fatta di legno
anch'essa, ma non baracca. A questo proposito, abbiamo appreso da oltralpe che un esempio
sarà realizzato presto a Majano. Saranno dei clienti di Snaidero che, mossi da uno
slancio di ammirazione e quindi di generosità, si propongono di fornire appunto degli
chalet di montagna per le famiglie degli operai della fabbrica friulana che sono rimasti a
lavorare dopo aver salvato, a rischio personale non da poco, le macchine rimaste sotto le
macerie. In prefabbricato, in legno, in polistirolo espanso, in altri mezzi, avremo, prima
che venga freddo, le case per la fase di attesa della ricostruzione. Il resto dipenderà,
a ben guardare, anche dalle elezioni. Ma per questo non abbiamo dubbi. I friulani
voteranno i friulani, quelli che conoscono e danno garanzie, e così Udine avrà i suoi
deputati, da non mutare né a Belluno, né altrove, e finalmente, dopo una lunga vacanza
dovuta alla morte di Tessitori editore della regione, anche il suo senatore. Perché è
vero che la regione dovrà provvedere alla ricostruzione, ma non dovrà mancare la
solidarietà nazionale. I friulani sanno fare da soli, ma hanno bisogno di aiuto. Il primo
deve venire ancora dalla nazione. Per questo, occorre che in parlamento ci siano i nostri
rappresentanti, quelli che si sono già impegnati in concreto per i soccorsi e la
ricostruzione dopo il terremoto.
Vittorino Meloni |

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Venzone:
la via centrale |

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Oseacco
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