MESSAGGERO VENETO Anno XXXI - N. 123
mercoledì 26 maggio 1976

 

Si vuol fare presto a scegliere per avere le nuove case

I problemi del restauro e della ricostruzione dopo il terremoto. Ieri due leggere scosse dopo un giorno di assenza di sussulti -Cresce ancora il numero dei morti: 944 - Il centro nazionale delle ricerche ha presentato alla regione la carta che indica dove le misure antisismiche devono essere rigorose


IL FRIULI UN CANTIERE

Il Friuli è un cantiere. Ogni giorno che passa si vede che passa si vede che la gente provvede, non più alla buona come è avvenuto subito dopo il terremoto, ma con un'organizzazione che migliora naturalmente, a riparare quel che si può, ad aggiustare quel che è più facile, a salvare il massimo del recuperabile a puntellare e sostenere quel' che è pericolante. Piacciono più le gru e le betoniere che le ruspe, pur necessarie per spazzare le macerie. Un cantiere presuppone anche progetti, idee e soluzioni. Tutti sono impegnati a suggerire e consigliare, a proporre e a dimostrare, una soluzione per la fase intermedia, quella dell'attesa delle nuove case. Già la regione ha deciso che interviene subito per le riparazioni: chi ha la casa lesionata, ma ancora riparabile, può farlo basta che chiama una commissione che sarà appositamente costituita per una sommaria perizia. Il Sindaco avrà immediatamente i soldi per anticipare una metà della spesa per i lavori. Quando la casa sarà aggiustata e abitabile, verrà l'ultima rata non si sa ancora di che misura, ma certamente tale da coprire buona parte delle spese sostenute. Dopo le tende, impiantate per la fase d'emergenza, come si sa, bisogna provvedere a dare un riparo più solido e consistente ai senzatetto. Quello di aggiustare le case che hanno resistito è una delle cose che più sono congeniali ai friulani. Per questo stesso scopo, come abbiamo annunciato, arriveranno da tutta Italia migliaia di alpini in congedo che provvederanno anche loro, a spese appunto loro, alla riparazione delle case. Qualche casa salvata e agibile può servire a una parte non grande di quella gente che non ce l'ha più, anche se starà più stretta. Ma non saranno ovviamente sufficienti, perché troppe sono le case distrutte dal terremoto e tantissimi, dunque, i senzatetto. Ci vuole qualcosa d'altro. Per questo, è pure risaputo, non si vogliono le baracche, che sarebbero non una casa e nello stesso tempo umilierebbero gli scampati. Nessuno che conosca l'individualismo orgoglioso e lo spirito della casa propri dei friulani potrà mai pensare che questa gente si trasformi in abitanti di baraccamenti che finirebbe fatalmente per avere un lungo termine. Ci sono ovviamente altre idee: anche per questo il Friuli è un cantiere. Forse tutte le proposte, in qualche modo serviranno a soluzioni diverse a seconda delle zone. Si vuole fare presto non soltanto a lavorare, ma anche a scegliere. Il Friuli che ha resistito al terremoto può dare l'esempio, che sarebbe unico in Italia, di battere sul tempo le avversità e di scavalcare le burocrazie. Toccando il compito della ricostruzione alla nostra gente, alla regione, si sa che non si profilano lentezze e ingiustizie. E del resto chi sopporta qui ingiustizie? Pensate che un sindaco ha persino chiesto di non classificare il suo comune "gravemente danneggiato", ma soltanto "danneggiato". Ne trovi un altro in qualsiasi angolo della terra che non sia il Friuli se qualcuno è capace.

Vittorino Meloni

Gemona del Friuli: una città distrutta

Resia: una gerla...poche case, tanto dolore