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Si vuol fare presto a scegliere per avere le nuove case
I problemi del restauro e della ricostruzione dopo il terremoto. Ieri due leggere
scosse dopo un giorno di assenza di sussulti -Cresce ancora il numero dei morti: 944 - Il
centro nazionale delle ricerche ha presentato alla regione la carta che indica dove le
misure antisismiche devono essere rigorose
IL FRIULI UN CANTIERE
Il Friuli è un cantiere. Ogni giorno che
passa si vede che passa si vede che la gente provvede, non più alla buona come è
avvenuto subito dopo il terremoto, ma con un'organizzazione che migliora naturalmente, a
riparare quel che si può, ad aggiustare quel che è più facile, a salvare il massimo del
recuperabile a puntellare e sostenere quel' che è pericolante. Piacciono più le gru e le
betoniere che le ruspe, pur necessarie per spazzare le macerie. Un cantiere presuppone
anche progetti, idee e soluzioni. Tutti sono impegnati a suggerire e consigliare, a
proporre e a dimostrare, una soluzione per la fase intermedia, quella dell'attesa delle
nuove case. Già la regione ha deciso che interviene subito per le riparazioni: chi ha la
casa lesionata, ma ancora riparabile, può farlo basta che chiama una commissione che
sarà appositamente costituita per una sommaria perizia. Il Sindaco avrà immediatamente i
soldi per anticipare una metà della spesa per i lavori. Quando la casa sarà aggiustata e
abitabile, verrà l'ultima rata non si sa ancora di che misura, ma certamente tale da
coprire buona parte delle spese sostenute. Dopo le tende, impiantate per la fase
d'emergenza, come si sa, bisogna provvedere a dare un riparo più solido e consistente ai
senzatetto. Quello di aggiustare le case che hanno resistito è una delle cose che più
sono congeniali ai friulani. Per questo stesso scopo, come abbiamo annunciato, arriveranno
da tutta Italia migliaia di alpini in congedo che provvederanno anche loro, a spese
appunto loro, alla riparazione delle case. Qualche casa salvata e agibile può servire a
una parte non grande di quella gente che non ce l'ha più, anche se starà più stretta.
Ma non saranno ovviamente sufficienti, perché troppe sono le case distrutte dal terremoto
e tantissimi, dunque, i senzatetto. Ci vuole qualcosa d'altro. Per questo, è pure
risaputo, non si vogliono le baracche, che sarebbero non una casa e nello stesso tempo
umilierebbero gli scampati. Nessuno che conosca l'individualismo orgoglioso e lo spirito
della casa propri dei friulani potrà mai pensare che questa gente si trasformi in
abitanti di baraccamenti che finirebbe fatalmente per avere un lungo termine. Ci sono
ovviamente altre idee: anche per questo il Friuli è un cantiere. Forse tutte le proposte,
in qualche modo serviranno a soluzioni diverse a seconda delle zone. Si vuole fare presto
non soltanto a lavorare, ma anche a scegliere. Il Friuli che ha resistito al terremoto
può dare l'esempio, che sarebbe unico in Italia, di battere sul tempo le avversità e di
scavalcare le burocrazie. Toccando il compito della ricostruzione alla nostra gente, alla
regione, si sa che non si profilano lentezze e ingiustizie. E del resto chi sopporta qui
ingiustizie? Pensate che un sindaco ha persino chiesto di non classificare il suo comune
"gravemente danneggiato", ma soltanto "danneggiato". Ne trovi un altro
in qualsiasi angolo della terra che non sia il Friuli se qualcuno è capace.
Vittorino Meloni |

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Gemona
del Friuli: una città distrutta |

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Resia:
una gerla...poche case, tanto dolore |
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