MESSAGGERO VENETO Anno XXXI - N. 122
martedì 25 maggio 1976

 

Più macerie si scoprono in Friuli più cresce la volontà di riaggiustare

Quel che si vede diciannove giorni dopo il terremoto. Una sensibile scossa con epicentro il Monte Grappa. I morti accertati sono ora 941. Le forze armate resteranno tra la gente friulana fin quando ce ne sarà bisogno. Dal 2 giugno l'arrivo dei gruppi alpini della ricostruzione.

 

SERVE E FUNZIONA

Verrà il momento di dire grazie, di esprimere riconoscenza ai tanti che hanno aiutato il Friuli colpito da una sciagura di proporzioni bibliche (che scavando le macerie mostra ogni giorno di più la sua vastità e la sua gravità). I friulani non sono immemori né ingrati e dunque sapranno riconoscere chi è venuto subito ad aiutarli chi é rimasto con loro disinteressatamente senza insinuazioni interessate. Sapranno in sostanza restituire, loro che hanno, nei secoli, sempre dato, sempre risposto, ogni volta offerto, senza lamentarsi troppo, comunque con generosità. Ma intanto un grazie va detto subito, con precedenza assoluta e per atto di giustizia. Si deve rivolgere ai sindaci, a questi meravigliosi uomini che rappresentano le comunità friulane più colpite dal sisma. Sono veramente esemplari, e danno un esempio in ogni momento di come si debba agire, come governare, come condurre il popolo nel momento più difficile. Grazie ai sindaci e agli amministratori comunali, e con essi o tutti gli esponenti delle autonomie locali dalle regioni alle province, ai comuni e ai borghi. Le macerie del terremoto hanno svelato al paese un Friuli coraggio so e tenace, esemplare ed eccezionale che ha suscitato più speranza di quanto si sarebbe potuto pensare. Tutta l'Italia guarda al Friuli con commozione e con sentimenti che si ritenevano perduti o sottomessi. E' come se, sotto le rovine del terremoto, che tante vite ha distrutto e tanti beni ha schiacciato, fosse stato dissepolto un tesoro imprevisto e non sospettato. Questo, ovviamente, perché troppa gente non conosceva questa gente e la terra friulana, buona anche se lacerata dal sussulto sismico. II terremoto ha rotto le case, ha distrutto un patrimonio d'arte immenso, ha spento vite preziose, ma ha rivelato un'anima, appunto friulana, e un tessuto politico, diciamolo pure, sano, solido e pulito che altrove sarebbe stato esaltato da tempo. In questa terra di terremoti non di scandali, anche gli eletti alla cosa pubblica sono solidi come chi li ha scelti. In più di un modo sono diversi. Il sistema insomma è risultato valido e resistente a una prova massima come può essere una catastrofe. Il sistema friulano è dunque idoneo a continuare perché serve e funziona. E' stato costruito - bisognerà ricordarlo, da uomini che hanno conosciuto e condiviso le sofferenze della propria gente e che sono arrivati alle responsabilità dopo un lungo calvario sofferto assieme al popolo in mezzo al quale sono cresciuti. Soltanto a chi non avesse conosciuto prima il Friuli e i friulani occorreva un terremoto per scoprirli.

Vittorino Meloni

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