MESSAGGERO VENETO Anno XXXI - N. 20
lunedì 24 maggio 1976

 

Il Paese guarda
al Friuli con fiducia

Il presidente del consiglio Moro, a Udine e a Pordenone, assicura la continuità dell'intervento dello stato per l'emergenza e conferma alla regione il pieno appoggio per l'opera di ricostruzione. Riconoscimento al coraggio e alla tenacia delle nostre genti.


LI ASPETTAVAMO

Arrivano i vecchi alpini. C'è un'altra adunata alpina o Udine, in Friuli, questa volta non per sfilare, per ricostruire. Si ricompongono, in questi giorni, i battaglioni dei congedati, e si organizzano come muratori. Tra un paio di giorni saranno al lavoro o Gemona, a Magnano, a Osoppo e negli altri paesi devastati. Come sempre nelle adunate della solidarietà civile alpina, verranno da tutto il paese. Saranno migliaia che si daranno il cambio ogni quindici giorni. Saranno autonomi, con disciplina propria, un poco scarpona, e cioè niente affatto formale, ma molto sicura ed efficiente. E principalmente faranno miracoli come hanno sempre saputo fare anche quando si sono trovati maledettamente fuori della loro ferro. Abbiamo appreso con piacere questa notizia che del resto ci attendavamo. Pensavamo infatti che il Friuli, terra di alpini, non poteva rimanere solo con i suoi o lavorare per rifare le case. Per gli alpini, friulani e no, lo casa è un qualcosa che vale quanto un simbolo, anzi è di più. Ha scritto Rigoni Stern nel suo indimenticabile Sergente nella neve che la parola d'ordine degli alpini nella steppa russa, in ritirata nel gelo, era appunto andiamo a casa. Quelli che sono tornati, che hanno ritrovato una casa, o che se la sono rifatta, sono molti in Friuli. Sono altresì moltissimi in tutta Italia. Ebbene, è corsa in questi giorni per l'Italia una voce, è risuonata come un appello nel cuore dei veci che non hanno sofferto il terremoto. E questi veci hanno pensato che se gli alpini del Friuli hanno bisogno di una mano, beh, bisogna dargliela subito, senza pensare su nessuno, facendo qualcosa di utile, operando cioè concretamente. Verranno, dicono quelli che sanno di più e però sono riservati e schivi di informazioni com'é nel loro stile appunto alpino, per riattare le case lesionate che si possono ancora salvare. E' questo, come si sa, il compito più urgente per affrontare il freddo e la pioggia che verranno dopo lo breve estate. Alla fase intermedia, della sistemazione provvisoria, dopo quella d 'emergenza, è più difficile provvedere. Ricostruire, con la conoscenza atavica della buona arte dell'alzare muri per cui i friulani sono noti in tutto il mondo, sarà più lungo, meno difficile, anche se onerosissimo. E' dunque adesso il momento critico, non tanto perché continuano le scosse, alle quali ci siamo, in qualche modo, abituati, ma perché è il momento di passaggio verso il futuro, il nuovo Friuli. Adesso non si deve sbagliare, non si deve fare qualcosa di provvisorio che diventi troppo o lungo provvisorio. II presidente del consiglio Moro, ritornato per vedere come vanno le cose, di questo abbiamo inteso che si é preoccupato. Ha visto ancora che in Friuli si lavora e già si progetta seriamente. Giustamente, nel suo stile trattenuto (che pure, conoscendolo, tradiva emozione), ha lodato il coraggio e la tenacia friulani, gente alpina certo.

Vittorino Meloni

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