MESSAGGERO VENETO Anno XXXI - N. 120
sabato 22 maggio 1976

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Primo giorno finalmente senza scosse

Siamo alla fine del movimento sismico dopo la catastrofe del 6 maggio? La pioggia ha creato nuovi disagi alle famiglie attendate da due settimane.
La gente in città rientra nelle case.
Oggi Ortoli in Friuli visiterà Maiano, domani Moro parteciperà a Udine a una riunione operativa.

IN TRE TEMPI

Finalmente una giornata è trascorsa senza che si sia fatto sentire un sussulto del terremoto. E' la prima giornata di pace dopo la fatale scossa delle 21 di giovedì 6 maggio. Ma non è stata una giornata serena perché è venuta la pioggia a turbare e a creare disagi fra la gente accampata nelle tende. Notevole è stato pure l'impaccio per chi lavora sulle macerie e per chiunque si adopera ai soccorsi. Ma la pioggia, unita alla mancanza dl scosse, oltre ovviamente al lungo periodo di sofferenza di angoscia per la popolazione all'aperto ha spinto chi ancora una casa ce l'ha ed è agibile, anche se un po' lesionata, e ciò principalmente a Udine e in altri centri sulla fascia più lontana dall'epicentro, a rientrare, a riprendere, sia pure ancora con qualche ansia, cognizione del proprio stato. E' stata gettata, insomma, una piccola doccia fredda sulla paura che aveva trattenuto fuori dalle abitazioni anche chi poteva farne ancora uso. Questo primissimo, non consolidato, sintomo di ripresa si accompagna però a una consapevolezza più precisa del disagio di chi la casa l'ha perduta. La fascia più ristretta dei paesi disabitati soffre di più, se possibile, in queste condizioni. Si capisce bene quanto sia urgente e decisivo lo studio accelerato dei problemi per una soluzione che serva a sistemare i senzatetto. Adesso c'è una legge, che reputiamo davvero eccezionale, in ogni caso senza precedenti per modalità e per provvidenze, sulla base della quale si potrà agire. Lo stato si è fidato della regione Friuli-Venezia Giulia e ha delegato a essa poteri ai quali mai aveva rinunciato. Lo stato si interessa, con l'esercito e gli organi della protezione civile, dei soccorsi di prima necessità. Il resto, il domani, cioè la rinascita e la ricostruzione, spetta alla regione che è dunque chiamata a un compito immane, ma che potrà operare senza pastoie burocraliche e lentocrazie romane. In fondo, spetta proprio a chi è direttamente colpito, e interessato, provvedere a se stesso, a fare e a rifare. I mezzi sono stati, almeno in parte, assicurati dalla legge appena l'altro giorno votata. Altri mezzi verranno, oltre che dallo stato e dalla spontanea solidarietà nazionale, anche da quella internazionale. Ce ne varranno indubbiamente molti e affluiranno, crediamo, in maniera cospicua perché è risaputa in Italia e all'estero la nostra capacità di bene operare. La prima cosa da fare, appena usciti dall'emergenza, come speriamo avvenga presto, é pensare al dopo. Tende e roulottes servono per la fase d'emergenza: ne sono arrivate e continuano ad arrivarne. Ci vuole qualcosa d'altro per la fase intermedia, quella dell'attesa delle nuove case. Non è escluso - si badi bene - che qualche casa possa sorgere anche rapidamente, ma tutte quelle necessarie non ci saranno per l'inverno. Non si vogliono, giustamente, le baracche. Una classe dirigente per molti versi diversa da quella di altre regioni, sta esaminando varie proposte. La più moderna tecnologia ci darà la soluzione, che non vogliamo qui anticipare, anche se abbiamo sentito parlare di mille ipotesi. Scavalcato il punto critico, quello appunto della sistemazione dei senzatetto nella fase intermedia, e cioè il prossimo inverno, verrà la fase della ricostruzione. Ma per questa non abbiamo preoccupazioni: si ricostruiranno i paesi distrutti, mentre si ripareranno le case lesionate, e il Friuli che vuol restare, vuole rinascere, potrà essere di nuovo quell'isola bella di questo paese che l'ha scoperto soltanto in rovina, ma fiero e non arreso.

Vittorino Meloni

Una borgata alla periferia di San Daniele

Artegna...dolore e rassegnazione