MESSAGGERO VENETO Anno XXXI - N. 119
venerdì 21 maggio 1976

 

Un grande impegno deciso
dal paese per il Friuli

La solidarietà nazionale per la ricostruzione dei centri colpiti dal sisma.
Senato e Camera unanimi votano gli 833 miliardi. La Regione delimita in tre fasce le zone per le provvidenze.

IL SOCCORSO CHE CI VOLEVA

Un voto unanime del senato e della camera per il Friuli. Da quanto tempo, nel nostro parlamento (peraltro riunito d'emergenza essendo soggetto al decreto presidenziale di scioglimento) non si registrava fatto simile? Non crediamo che si possa facilmente ricordare: sarà avvenuto, ma tanti anni, qualche decennio, addietro. Questa eccezione significa che il paese é tutto unito nello sforzo, che sarà grande e cospicuo, di soccorrere la nostra terra e di concorrere a costruirla. Vuol dire anche che non ci mancano solidarietà e comprensione e che dunque non siamo ne abbandonati né negletti. Mai come in questo momento, dunque, siamo collegati strettamente alla comunità nazionale, che é con noi e vuole aiutarci senza badare a spese. Il Friuli che ha sofferto il fatale sussulto di giovedì 6 maggio e poi continua a vivere il calvario delle scosse, per fortuna calando, si é ben meritato un riconoscimento così ampio e fidato. Non soltanto per quanto ha dimostrato di essere nei giorni di un grande martirio, ma anche per tutto il suo passato, la sua storia di sacrifici e di laboriosità esemplare. E' pure emblematico che, per la prima volta nella storia d'Italia, l'amministrazione degli aiuti, dei mezzi che sono stati messi a disposizione della nazione, sia stata affidata non alla burocrazia centrale, verso la quale si nutrono diffidenze sulla sua celerità di intervento (che sono state anche alle origini della volontà di ottenere una regione speciale), ma appunto agli organi locali, alla regione e quindi ai sindaci. Il Friuli é davvero una regione speciale: nella disgrazia ha un'occasione per dare un altro esempio al paese. Noi possiamo credere che saprà darlo. La legge che é stata votata ieri al Senato e alla Camera stanzia per il Friuli 833 miliardi.E' una cifra imponente e pur forse ancora insufficiente a tutto quel che occorre per la restaurazione dei paesi distrutti e per quelli danneggiati. Ma a questo punto possiamo ben sperare che altro verrà , non soltanto dalla solidarietà nazionale, ma anche da quella internazionale. E' venuto Rockefeller, ricordiamo, a darci 21 miliardi stanziati i tre ore dal congresso americano come primo atto di intervento. Domani verrà Ortoli, il presidente del consiglio europeo, che certo altri aiuti ci darà. Ma c'è un fiume di offerte, tutte grandi e generose, che sta arrivando. Le fondamenta della ricostruzione dovevano essere gettate dalla legge italiana; ed é stato fatto in modo che, almeno a prima vista, sembrava avere più - efficacia e più - equità di quanto si riteneva. E' certo che é stata migliore dalle camere, in due tempi pur strettissimi, non soltanto con l'ampliamento delle provvidenze, ma anche temperando una profilata sperequazione.L'idea originaria era di riservare tutto il possibile ai comuni dei morti e pressoché totalmente distrutti. Qualche sconfinamento da tale limite provoca ingiustizie e risentimenti.D'altra parte, l'esclusione netta e totale delle zone terremotate, con case lesionate pur senza morti, o pochi rispetto ai paesi dentro il primo cerchio del sisma, era lo stesso un'ingiustizia. Come dicevamo ieri, occorreva un soccorso, certamente minore e neppure alla lontana paragonabile con quello dell'epicentro, anche alle zone, tra cui Udine, pur profondamente, anche se non mortalmente, ferite. Ci pare che così sia stato operato. Adesso tocca ai friulani far vedere al paese, ancora una volta, come sanno compiere miracoli. Perché in questo caso ce ne vogliono davvero.

Colonne di soldati dell'esercito italiano,
austriaco, tedesco e u.s.a.

Soldati dell'esercito italiano girano tra le macerie