MESSAGGERO VENETO Anno XXXI - N. 118
giovedì 20 maggio 1976

 

Il Friuli vuole rinascere unito
con giustizia per i morti e i vivi

Quattordici giorni dopo il terremoto: ieri quattro scosse leggere. Atteso il perfezionamento degli interventi per la ripresa. Altri 400 miliardi in vent'anni per la ricostruzione - Inchiesta giudiziaria sui crolli delle case più moderne. I morti accertati saliti a 926. I partiti d'accordo: la campagna elettorale sospesa nei comuni più colpiti fino al 30 maggio.

DIFFICILE DOSAGGIO

Ancora scosse, peraltro leggere che non avvertiamo quasi più (per abitudine, per consapevole conoscenza?), ma già cominciano i problemi del dopo terremoto. Intanto, esauritasi in parte l'ondata emotiva provocata dalle notizie della catastrofe, si registra una non imprevista solitudine e un certo silenzio sui guai di questa terra. Proprio adesso la gente, uscita dal lungo periodo di paura e di sbigottimento, sta a guardare quel che si fa, come si opera, avendo più fretta di prima perché si compia qualcosa di eccezionalmente positivo, e quindi non tale da lasciare deludenti strascichi. Se si sbagliasse sarebbe grave e susciterebbe ripercussioni severe. Il Friuli vuole rinascere, ha una grandissima e non condizionabile voglia di riprendere a costruire, a lavorare, a ripristinare. Vuole però rimanere unito, con giustizia, una giustizia che riguarda non soltanto i morti, i troppi morti di paesi al centro del sisma, ma anche i vivi, i sopravvissuti alla scossa fatale di Giovedì 6. Si é diffusa la notizia che sui crolli delle case più moderne, di Maiano e forse anche di altri posti, é in corso un'inchiesta della magistratura.Rispettosi come siamo, come siamo sempre stati, della indipendente funzione giudiziaria, non abbiamo altro compito se non di attendere con fiducia. Siamo anche in attesa della definizione dei provvedimenti e delle misure predisposti dal governo. Pare, anche se mancano conferme ufficiali, che potrebbero non esserci discriminazioni per quanto riguarda le scuole. Ma non altrettanto, purtroppo, può dirsi per la delimitazione della fascia che beneficerà delle cospicue facilitazioni studiate. C'é un articolo nel decreto legge presentato al Senato, che oggi dovrà votare, che comprende interventi massicci ed eccezionali, senza precedenti storici nel nostro paese. I paesi distrutti e colmi di morti si meritano quelle previdenze e ben altro. Ma é ingiusto che i comuni pure feriti dalla fatale scossa non abbiano alcun aiuto e siano addirittura, nella comune disgrazia, diversi e dimenticati. Forse l'articolo delle previdenze andava diviso, con una classificazione dei comuni compresi nel cerchio del sisma che stabilisce quali sono quelli disastrati e quali quelli terremotati. Non é soltanto una questione di parole. Udine non vuole avere quel che spetta giustamente ai paesi distrutti. Ma non é neppure giusto che abbia alcunché, o peggio ancora che i benefici vadano tutti interi a centri la cui situazione non é certo più grave di quella appunto del capoluogo friulano.

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