Il Friuli lotta con il tempo e le
scosse per far presto a ricostruire
Mobilitazione di energie e di
volontà per la rinascita.
Gli scienziati dei terremoti suggeriscono le norme più rigide.
PRIMA CHE FINISCA
Scriviamo ai lettori sotto le tende, a
quelli di Udine in particolare, per riferire loro che cosa abbiamo sentito a Roma, in una
fugace presenza, laddove non si è avvertita che una leggera scossa, senza emozioni o
quasi, e senza alcuna minimissima conseguenza. Innanzitutto dobbiamo dire che c'è
ammirazione per tutti i friulani che sono gente sconosciuta, ahi noi!, nella capitale, e
per le autorità di questa nostra terra che sono apparse diverse e comunque efficienti.
Che cosa attendono i friulani? E' presto detto: che non si adagino nelle brande sotto le
tende, che non si lascino portare il cibo dai soldati, che eleggano, o scelgano, o
comunque designino i loro rappresentanti tra gli scampati che si amministrino in una
parola anche in condizioni di emergenza e che non si arrendano, non si rilassino, non si
lascino andare. Raccomandazioni, l'abbiamo detto a chi faceva domande e ci esprimeva
preoccupazioni, per qualche verso superflue. Abbiamo avuto l'occasione, anche se
brevissima, di spiegare che qui non si corre alcun rischio di creare dei terremotati di
professione che si lascino sussidiare senza reazione, che la volontà comune è di e che
forse non passeranno molti giorni prima che una nuova casa sia in fase di ricostruzione.
Speravamo proprio di dare oggi questa notizia, diffusasi a Gemona, ma poi è mancata.
Sarebbe stato un miracolo, forse soltanto rinviato. Ma la volontà sovrumana, è il caso
di dirlo, che avrebbe prodotto il prodigio esiste. Non ci sono ancora norme, non si
conoscono esattamente le nuove prescrizioni, ma la voglia di rinascere va avanti e precede
le regole e le sovrasta. Sicché avremo qualche casa, fatta su alla svelta, che servirà,
più che ai costruttori, agli altri che attendono e hanno bisogno di incentivi morali,
più che materiali, e dunque si scuoteranno senza attendere la burocrazia che aborriscano.
Ci rivolgiamo poi agli abitanti di Udine, ai molti che hanno la casa lesionata, ma non
perduta, non inagibile, che hanno ancora l'incubo delle scosse. Rivolgiamo un appello a
loro perché se Udine vive, se Udine si riscuote e si rianima anche il Friuli rivive. E'
evidente che, procurando il fenomeno sismico, sia pure con intensità, ma in fase di
assestamento, persiste uno choc, ma possiamo dire che la gente della città non può
essere considerata da alcuno più impressionabile di quella che ha subito i crolli ed i
morti. Se Udine rivive, se la zona pedemontana dal sisma si organizza sia pure in forme di
democrazia elementare, dettate dall'emergenza, ci sono già le condizioni basilari per
battere la paura, che inevitabilmente perdura, e il pessimismo, che ci arriva da lontano.
Si deve far presto, prima ancora che il terremoto, dopo la grande botta del giorno 6
Maggio, spenga tutti i suoi residui sussulti. La
rinascita può avere inizio proprio da Udine, che non ha avuto crolli (anche se è stata
lesionata) e non ha avuto morti. Il resto avrà presto e sarà il punto di partenza della
restaurazione di un rinnovato Friuli. Stiamo attenti: così si salverà il Friuli, la sua
entità, la sua capacità di rinascita che potrà essere esemplare così come è sempre
stata. |

|
...è
un continuo scavare per recuperare i morti |

|
Dovunque
disastrose ferite |
|