MESSAGGERO VENETO Anno XXXI - N. 116
martedì 18 maggio 1976

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Il Friuli lotta con il tempo e le scosse per far presto a ricostruire

Mobilitazione di energie e di volontà per la rinascita.
Gli scienziati dei terremoti suggeriscono le norme più rigide.

PRIMA CHE FINISCA

Scriviamo ai lettori sotto le tende, a quelli di Udine in particolare, per riferire loro che cosa abbiamo sentito a Roma, in una fugace presenza, laddove non si è avvertita che una leggera scossa, senza emozioni o quasi, e senza alcuna minimissima conseguenza. Innanzitutto dobbiamo dire che c'è ammirazione per tutti i friulani che sono gente sconosciuta, ahi noi!, nella capitale, e per le autorità di questa nostra terra che sono apparse diverse e comunque efficienti. Che cosa attendono i friulani? E' presto detto: che non si adagino nelle brande sotto le tende, che non si lascino portare il cibo dai soldati, che eleggano, o scelgano, o comunque designino i loro rappresentanti tra gli scampati che si amministrino in una parola anche in condizioni di emergenza e che non si arrendano, non si rilassino, non si lascino andare. Raccomandazioni, l'abbiamo detto a chi faceva domande e ci esprimeva preoccupazioni, per qualche verso superflue. Abbiamo avuto l'occasione, anche se brevissima, di spiegare che qui non si corre alcun rischio di creare dei terremotati di professione che si lascino sussidiare senza reazione, che la volontà comune è di e che forse non passeranno molti giorni prima che una nuova casa sia in fase di ricostruzione. Speravamo proprio di dare oggi questa notizia, diffusasi a Gemona, ma poi è mancata. Sarebbe stato un miracolo, forse soltanto rinviato. Ma la volontà sovrumana, è il caso di dirlo, che avrebbe prodotto il prodigio esiste. Non ci sono ancora norme, non si conoscono esattamente le nuove prescrizioni, ma la voglia di rinascere va avanti e precede le regole e le sovrasta. Sicché avremo qualche casa, fatta su alla svelta, che servirà, più che ai costruttori, agli altri che attendono e hanno bisogno di incentivi morali, più che materiali, e dunque si scuoteranno senza attendere la burocrazia che aborriscano. Ci rivolgiamo poi agli abitanti di Udine, ai molti che hanno la casa lesionata, ma non perduta, non inagibile, che hanno ancora l'incubo delle scosse. Rivolgiamo un appello a loro perché se Udine vive, se Udine si riscuote e si rianima anche il Friuli rivive. E' evidente che, procurando il fenomeno sismico, sia pure con intensità, ma in fase di assestamento, persiste uno choc, ma possiamo dire che la gente della città non può essere considerata da alcuno più impressionabile di quella che ha subito i crolli ed i morti. Se Udine rivive, se la zona pedemontana dal sisma si organizza sia pure in forme di democrazia elementare, dettate dall'emergenza, ci sono già le condizioni basilari per battere la paura, che inevitabilmente perdura, e il pessimismo, che ci arriva da lontano. Si deve far presto, prima ancora che il terremoto, dopo la grande botta del giorno 6 Maggio, spenga tutti i suoi residui sussulti. La rinascita può avere inizio proprio da Udine, che non ha avuto crolli (anche se è stata lesionata) e non ha avuto morti. Il resto avrà presto e sarà il punto di partenza della restaurazione di un rinnovato Friuli. Stiamo attenti: così si salverà il Friuli, la sua entità, la sua capacità di rinascita che potrà essere esemplare così come è sempre stata.

...è un continuo scavare per recuperare i morti

Dovunque disastrose ferite