MESSAGGERO VENETO Anno XXXI - N. 115
domenica 16 maggio 1976


Il Friuli lavora per la rinascita mentre continuano ad affluire aiuti

Sei scosse non turbano la volontà e l'opera di ripresa. Prosegue, nei paesi colpiti dal sisma, lo sgombero delle macerie. Il ministro della difesa della Germania occidentale Leber a Udine per coordinare i soccorsi tedeschi: incontro con Cossiga e Zamberletti. L'inviato di Rockefeller ad Aviano: proposte concrete per l'arrivo dei rifornimenti USA. Pronta la gru per rimuovere la specola del castello. Oggi messe all'aperto in città e nelle tendopoli dei paesi terremotati.

UN POLO MAGNETICO ROMA 15 maggio

La scoperta del Friuli, dignitoso e non arrendevole di fronte alla biblica prova del terremoto, non finisce di stupire il paese. Fino al 6, a quella tragica e non dimenticabile notte, ci diceva un giornalista della capitale, ci sentivamo tutti smarriti, sommersi da notizie che dipingevano l'Italia come una nazione decadente e quasi senza più vigore. E' venuto quel maledetto terremoto - ha continuato a spiegarci - e abbiamo visto che gente è quella friulana: è stato come uno schiaffo per tutti, e di colpo sono state spazzate via tutte le divisioni maligne per risentire uno spirito di unità, di orgoglio anche, di speranza. Se il paese ha una regione così, così forte e capace di reagire alla catastrofe senza tentennamenti, vuol dire sosteneva il nostro interlocutore - che non tutto quello che è buono, sano, pulito e onesto è andato perduto. E' tanto tempo che andiamo dicendo che la regione, e in particolare il Friuli, é un'oasi, un'isola, un qualche cosa di esemplare. Nessuno dei delitti più abietti e neppure degli scandali più sconvenienti ci ha sfiorato. Dunque, il Friuli era già diverso e migliore. Non doveva pagare la sua serenità con un cataclisma, non doveva essere necessario che il sisma facesse scoprire questa terra. Se chi discetta e analizza con saccenteria profetica il fenomeno Italia avesse dato un'occhiata anche alla regione Friuli-Venezia Giulia forse gli sarebbe venuto un dubbio. Non quello, si capisce, della fideistica credenza nella buona stella italiana, che sa di superstizione, di tanto qualcuno ci penserà e tutto alla fine si aggiusterà, bensì quello di una riserva non esaurita, dentro di noi. E' incredibile, ma il terremoto del Friuli ha riunito in uno sforzo, in uno slancio di generosità, di bontà, quindi nel modo migliore gli italiani. Abbiamo visto in una piazza di Roma un gruppo di giovani che raccoglieva offerte per il Friuli. Che importa chi fossero, di quale partito, movimento o gruppo? Abbiamo sentito parole di stima, di ammirazione e di riscossa morale, e le abbiamo udite con accenti che, se non sono friulani nella lingua, lo sono indubbiamente nello spirito. La campagna elettorale, anche in questa città caotica e indifferente che tutto assorbe e in certo modo snobba, é sovrastata dalle immagini che televisione e giornali hanno diffuso e che fanno impressione perché sono di figure di italiani incorrotti e di razza non sfinita. Un caro collega della televisione, che ci ha gentilmente ospitato, ci ha detto che da dieci giorni tutti, anche i più negligenti romani, si sentono friulani. E poi ci ha spiegato una teoria corrente, e cioè che la regione Friuli-Venezia Giulia può essere il polo magnetico dello spirito di rinascita morale. Si ritroverebbe cosi l'intima, vera e buona anima italiana. Friulani si può diventare, è vero?, ci chiedeva. Noi gli abbiamo risposto, sapendolo bene, di sì.

Vittorino Meloni

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