MESSAGGERO VENETO Anno XXXI - N. 114
sabato 15 maggio 1976


Torna il sole su uno stato di emergenza

La regione otto giorni dopo il terremoto. Ieri, finalmente, soltanto una scossa di modesta entità (4, 5 Mercalli). La gente si rincuora e Udine si rianima, ma bisogna ancora impegnarsi per superare le conseguenze immediate del sisma. Cossiga ritorna in Friuli: in primo luogo sostenere l'efficienza dei comuni. Malfatti esamina i problemi delle scuole: è quasi certo che le lezioni in aula sono finite. Preannunciato da Bruxelles un sopralluogo di Ortoli. Quattro esemplari condanne per furti nelle case disabitate.

GENTE CHE UNISCE

Il sole ritornato sulla regione, dopo uno notte di pioggia e di vento, e il silenzio della terra, interrotto soltanto dal canto degli uccelli (buon segno dice la gente), hanno rincuorato. Otto giorni di sussulti e di brutte notizie sono effettivamente duri. Ci voleva un po' di pace per ridare forza alla speranza, per rianimare. E' naturale che, nonostante questa pausa, si stia ancora in apprensione, che si temano nuove sorprese, però prende più consistenza l'ipotesi che il peggio - un peggio che significa disastro immane - sia, se non proprio del tutto passato, almeno in fase di definizione. Ci si guardo attorno sempre sbalorditi per quel che è avvenuto, per le proporzioni della sciagura; si scoprono ogni giorno nuovi particolari di estrema gravità, e si fanno i calcoli e non bastano gli zeri, le cifre sono lunghissime, i bilanci delle perdite pur incompleti appaiono spaventosamente colossali eppure si trova in questo cielo pulito un incoraggiante segnale. Inutile nasconderci che siamo ancora in stato di emergenza: lo sappiamo bene tutti. Ma, diminuendo le scosse, malgrado la stabilità perdurante faccia lo stesso paura, abituati com'eravamo a sobbalzare ad ogni rumore, lentamente ci si mette a ragionare, a credere, a rientrare nelle case per prendere vestiti e biancheria, per sistemare qualcosa lasciato lì, all'improvviso, senza neppure sapere quel che poteva accadere. Un po' alla volta i negozi si riaprono, i servizi ricominciano a funzionare: e questo per Udine, che ha un compito vitalissimo non soltanto per se stessa quanto principalmente per le zone colpite e per la parte che ha meno sofferto o è rimasta pressoché indenne, è un momento prezioso ed esemplare. Se Udine si rivitalizza, come sembra, è importante, perché è una città indispensabile. Lo stesso si deve dire per Pordenone che ha subito danni forse più gravi del capoluogo friulano. E anche a Pordenone si notano gli stessi segni positivi. A ben guardare, mai forse come in questo momento al regione Friuli-Venezia Giulia è stata così unita. Era stata costruita - tra innegabili contrasti - da volontà politiche e da contingenze storiche eccezionali. Occorreva però anche una fusione logica e naturale. Si può ben dire che come il fuoco saggia la forza del ferro e la bontà dell'oro, così il pericolo e la disgrazia provano la fraternità e l'unione di una gronde famiglia, grande come può essere una regione. Così come attorno alle troppe bare dei friulani è unita la regione, sono uniti gli europei dalla Francia all'Austria, dalla Germania alla Norvegia; e con gli europei i paesi oltre i mari, l'America per prima come ci ha dichiarato Rockefeller, e fino all'Australia. I friulani non sono una piccola nazione di dimenticati e sconosciuti; sono un grandissimo popolo del mondo, rispettato e amato dovunque. Quel che arriva di soccorsi, in fondo, è anche un gesto di riconoscenza per tutto quel che hanno fatto e distribuito, con il lavoro, fuori di qui. E' vero che il Friuli ha sempre fatto da solo, ma adesso francamente non si sente, non può sentirsi più solo. II Friuli non è un epicentro sismico: è un polo civile di rinascita morale oltre che materiale anche per l'Italia.

Vittorino Meloni

Si piangono i morti che verranno recuperati dopo giorni

...la vita continua