Torna il sole su uno stato di emergenza
La regione otto giorni dopo il terremoto. Ieri, finalmente, soltanto una scossa
di modesta entità (4, 5 Mercalli). La gente si rincuora e Udine si rianima, ma bisogna
ancora impegnarsi per superare le conseguenze immediate del sisma. Cossiga ritorna in
Friuli: in primo luogo sostenere l'efficienza dei comuni. Malfatti esamina i problemi
delle scuole: è quasi certo che le lezioni in aula sono finite. Preannunciato da
Bruxelles un sopralluogo di Ortoli. Quattro esemplari condanne per furti nelle case
disabitate.
GENTE CHE UNISCE
Il sole ritornato sulla regione, dopo uno
notte di pioggia e di vento, e il silenzio della terra, interrotto soltanto dal canto
degli uccelli (buon segno dice la gente), hanno rincuorato. Otto giorni di sussulti e di
brutte notizie sono effettivamente duri. Ci voleva un po' di pace per ridare forza alla
speranza, per rianimare. E' naturale che, nonostante questa pausa, si stia ancora in
apprensione, che si temano nuove sorprese, però prende più consistenza l'ipotesi che il
peggio - un peggio che significa disastro immane - sia, se non proprio del tutto passato,
almeno in fase di definizione. Ci si guardo attorno sempre sbalorditi per quel che è
avvenuto, per le proporzioni della sciagura; si scoprono ogni giorno nuovi particolari di
estrema gravità, e si fanno i calcoli e non bastano gli zeri, le cifre sono lunghissime,
i bilanci delle perdite pur incompleti appaiono spaventosamente colossali eppure si trova
in questo cielo pulito un incoraggiante segnale. Inutile nasconderci che siamo ancora in
stato di emergenza: lo sappiamo bene tutti. Ma, diminuendo le scosse, malgrado la
stabilità perdurante faccia lo stesso paura, abituati com'eravamo a sobbalzare ad ogni
rumore, lentamente ci si mette a ragionare, a credere, a rientrare nelle case per prendere
vestiti e biancheria, per sistemare qualcosa lasciato lì, all'improvviso, senza neppure
sapere quel che poteva accadere. Un po' alla volta i negozi si riaprono, i servizi
ricominciano a funzionare: e questo per Udine, che ha un compito vitalissimo non soltanto
per se stessa quanto principalmente per le zone colpite e per la parte che ha meno
sofferto o è rimasta pressoché indenne, è un momento prezioso ed esemplare. Se Udine si
rivitalizza, come sembra, è importante, perché è una città indispensabile. Lo stesso
si deve dire per Pordenone che ha subito danni forse più gravi del capoluogo friulano. E
anche a Pordenone si notano gli stessi segni positivi. A ben guardare, mai forse come in
questo momento al regione Friuli-Venezia Giulia è stata così unita. Era stata costruita
- tra innegabili contrasti - da volontà politiche e da contingenze storiche eccezionali.
Occorreva però anche una fusione logica e naturale. Si può ben dire che come il fuoco
saggia la forza del ferro e la bontà dell'oro, così il pericolo e la disgrazia provano
la fraternità e l'unione di una gronde famiglia, grande come può essere una regione.
Così come attorno alle troppe bare dei friulani è unita la regione, sono uniti gli
europei dalla Francia all'Austria, dalla Germania alla Norvegia; e con gli europei i paesi
oltre i mari, l'America per prima come ci ha dichiarato Rockefeller, e fino all'Australia.
I friulani non sono una piccola nazione di dimenticati e sconosciuti; sono un grandissimo
popolo del mondo, rispettato e amato dovunque. Quel che arriva di soccorsi, in fondo, è
anche un gesto di riconoscenza per tutto quel che hanno fatto e distribuito, con il
lavoro, fuori di qui. E' vero che il Friuli ha sempre fatto da solo, ma adesso francamente
non si sente, non può sentirsi più solo. II Friuli non è un epicentro sismico: è un
polo civile di rinascita morale oltre che materiale anche per l'Italia.
Vittorino Meloni |

|
Si
piangono i morti che verranno recuperati dopo giorni |

|
...la
vita continua |
|