Rockefeller: abbraccio dell'America al
Friuli
Arriva d'oltre oceano una prova di stima e di solidarietà. Nuove sofferenze per
i terremotati: pioggia e vento, neve a Tarvisio. Il vicepresidente degli USA impressionato
dalla dignità e dallo spirito di ripresa della nostra gente. Ventuno miliardi come primo
aiuto. L'incontro a Osoppo e all'ospedale di Udine con gli scampati. Ieri soltanto due
scosse, all'alba e nel primo pomeriggio, poi un perdurante silenzio.
OLTRE IL CORAGGIO
Chi è stato al Rockefeller Center, a Nuova
York? Ci vogliono due ascensori veloci come missili per arrivare in cima, ma di lì si
può telefonare, senza attendere più di pochi secondi fino a Udine, com'è già accaduto,
a questo giornale e il nostro proto proprio ieri ricordava. La domanda non è per i
turisti. Si rivolge ai muratori e ai terrazzieri che ci sono andati fino al tetto, e senza
gli ascensori, e che, come per tanti altri grattacieli della metropoli americana, sono
friulani. Era naturale, dunque, che Nelson Rockefeller venisse in Friuli e mettesse i
piedi sulle macerie di Osoppo. Non soltanto per uno slancio di solidarietà, per un atto
diciamo politica, ma anche per un sentimento di riconoscenza e di amicizia diretta oltre
che rappresentativa. Il vicepresidente americano conosce questa gente, l'ha vista
lavorare, gli è noto che sa costruire meraviglie nel mondo, che sa compiere sacrifici,
che non si impaurisce e non ha cedimenti e capricci. Aveva visti in America, sradicati,
uomini forti, ma soli, raramente con le famiglie. Non aveva visto da dove vengono, dove
hanno le radici, quale è il paese misero che li ha allevati esemplarmente. Per quanto
credesse di conoscerli bene, tuttavia, deve essere rimasto sorpreso più di quanto lui
stesso si aspettasse se a un nostro giornalista ha confessato di essere rimasto
impressionato dallo spirito di questa gente che non perde tempo in autocommiserazione, ma
chiede soltanto mezzi per cominciare subito, in fretta, senza indugiare, a ricostruire,
dalle macerie. Quanti friulani non sono per il mondo, chi di questa terra non ha amici e
parenti all'estero? C'è un Friuli nel mondo che è più grande di questo e anche più
ricco, ma peraltro più infelice, anche se ha benessere impensabile fra noi, perché non
è a casa, in una casa friulana, perché ha tutti gli elettrodomestici possibili, ma gli
manca il fogolar che il progresso non consente nelle metropoli. Quella gente piange quando
sente parlare friulano, come testimonia un nostro cronista che ha soggiornato a New
Orleans e ha conosciuto un giorno al ristorante un vecchio che non sapeva più l'italiano,
ma ricordava ancora la lingua dei padri. Buona gente, in questi giorni, piange pensando a
quel che è successo in Friuli, ai morti, alle case perdute, ai sopravvissuti che non
hanno più neppure un muro fatto con i sassi portati a valle dal Tagliamento. Loro sì,
possono piangere, la gente che sta qui non lo fa, non lo può fare e questo sconcerta chi
viene a visitare le zone del terremoto e quasi non ci crede. Quegli emigranti, che sono
ammirati in America, e ricercati come esponenti di una specie esemplare, idealmente anche
loro hanno mandato Rockefeller, e cioè non unicamente il vicepresidente degli Stati
Uniti, ma l'emblema stesso della forza economica dell'America. Non sappiamo ancora se il
terremoto è finito, se altre prove, se nuovi sussulti ci attendono. Anche per questo, un
gesto di solidarietà che viene di lontano, ma dove ci sono fratelli dei friulani,
rincuora. La speranza non è stata rovinata dal sisma, come non si è smossa neppure di un
millimetro la volontà di restaurare quel che è precipitato. L'amicizia aiuta però a
tenere duro, e viene provvidenzialmente da tutto il paese, dalla Lombardia all'Emilia, dal
Veneto alla Toscana, dal sud e dal nord dell'Italia. Arriva dai paesi d'Europa e
dall'America. Ci sarà possiamo sempre più sperarlo - oltre il coraggio friulano tutto
quello che occorre e non si ha.
Vittorino Meloni |

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Dalle
macerie Paolo vivo |

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