MESSAGGERO VENETO Anno XXXI - N. 112
Giovedì 13 maggio 1976


Frane senza vittime
dopo le ultime scosse

Le conseguenze del terremoto e l'opera di ripresa. Primi 400 miliardi dal governo al Friuli. Una lunga sequenza sismica, ma di minore intensità. Sgomberati cautelativamente Trasaghis, Peonis e Braulins.
I morti accertati sono 900. Il campanile di Osoppo resiste al tritolo dopo aver superato il moto tellurico. La denuncia dei redditi slitta al 30 settembre.
Gli esami nelle scuole: soltanto orali, a scelta degli studenti a giugno o a settembre.
Rockefeller oggi a Udine per il piano dei soccorsi USA.

CON BRACCIA E CUORE FRIULANI

Allarmi non proprio del tutto giustificati si sono propalati per l'effetto moltiplicatore delle voci. La sequenza lunga delle scosse di ieri, dopo quella abbastanza forte dell'ultima notte, era il sottofondo dei profeti di sventura. Però lo gente friulana ha retto bene anche a questo scosso psicologico così come ha superato le conseguenze disastrose del terremoto. I nervi non saltano a gente che ho fondo saldo, una radice alpina. La saldezza friulana é una scoperta soltanto per chi non conosce questa gente. Prima ha impressionato la dignità nel lutto, nella catastrofe biblica; adesso si vedrà che c'é anche la rara qualità, diffusa e generale in questa terra, di saper ragionare anche in condizioni estreme, persino quando il vento della paura arriva soffiando come un temporale d'estate. La gente sa che sarà breve se non smuoverà l'anima e non turberà la concretezza. Dobbiamo dire, non certo a giustificare i friulani, che questa non e incoscienza, ma un'atavica dote, ereditata da chi ha subito eventi biblici nei secoli e dunque provata e rotta a ogni sventura. I barbari, la peste, le guerre, le invasioni, i saccheggi, e già anche i terremoti che sono stati tanti (dall'anno mille se ne conoscono numerosi, anche se nessuno così disastroso), le carestie, le stragi che avevano spopolato le campagne: quante rovine non ha provato questo povero e meraviglioso Friuli! Ci vuole altro, dunque, che una corrente di voci per turbare. Non ce l'ha fatta ricordiamolo - neppure il terremoto della notte di giovedì, nel senso che non ha fatto perdere la testa a chi era sopravvissuto e non ha spento in essi il barlume della comprensione e il senso preciso della realtà, come non ha smorzato, anzi diremmo esaltato, la volontà di fare, di ricostruire, insomma come sempre nel passato di ricominciare. Un destino non si rinnega, come non si può cambiare. D'altronde, i friulani, istintivamente, hanno capito quel che poi gli esperti, gli scienziati dei terremoti hanno abbondantemente spiegato. Hanno cioè intuito che lo stillicidio di scosse non era un male se non necessario. L'importante è che non si abbiano, come infatti non si sono avute, più vittime. Ci potrà anche essere un'altra scossa forte - dicono gli scienziati -, ma non sarà mai come quella che ho sconvolto il Friuli. E più scosse avvengono, e prima viene quella conclusiva, più presto sarà finita. Per questo non si costruiscono tendopoli che sarebbero un malanno e una disperazione senza termine breve, e si resiste, con grande e, diciamolo pure, con esemplare forza d'animo. Tenendo a mente tutto questo si capisce perché Udine si rianima anche se non ha ancora ripreso il suo ritmo normale. A rincuorare la volontà di restaurare il Friuli, in modo serio, concreto e celere, cioè secondo lo stile di questa gente, si adeguano i provvedimenti del governo. Ci sembrano, a prima vista, cospicui. Rassicurante è il fatto che, per la prima volta crediamo nella storia d'Italia, l'amministrazione dei fondi per lo ricostruzione, la definizione delle misure di base sono affidate all'ente locale, cioè alla regione, quanto o dire ai friulani. Tra la burocrazia romana e i sindaci friulani, il governo ho scelto questi ultimi. E' l'occasione per un esempio che i friulani - ne siamo certi - non si lasceranno sfuggire. Si è detto e scritto che qui si sa fare da soli: ecco che si può farlo, con l'aiuto della nazione, dell'Europa, anche dell'America (oggi viene appunto a Udine Rockefeller), ma con braccia e cuore friulani.

Vittorino Meloni

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