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Una gran voglia di vivere
Tanti aiuti da ogni
parte, ma il disastro è immenso. Il tragico bilancio continua a salire: 842 morti
accertati, 400 dispersi, oltre 50 mila senzatetto. I viveri sono sufficienti, la
situazione sanitaria sotto controllo e si escludono pericoli di epidemia. A Udine si
riaprono uffici e negozi e riprende il lavoro. Altre tre scosse, una di 6,6 gradi della
scala Mercalli, ma in un'area stretta, e due di 5,6 e 4,5. Duecento miliardi primo
stanziamento del governo.
I FRIULANI NON S'INGANNANO
Non facciamoci illusioni: il disastro è
immenso, più di quel che si vede. Per ritrovare i paesi dove erano e sono scomparsi ml
terremoto ci vorrà tempo, mezzi ingenti e un grande spirito di sacrificio. Non basta la
grande voglia di vivere che si manifesta già adesso nonostante le scosse non siano ancora
finite. Non è sufficiente il pur cospicuo flusso di denaro offerto. Ci vuol altro e ben
di più. Ma speriamo che tutto questo l'avremo. E' certissimo che non mancherà mai la
volontà di lavorare, di rifare, di restaurare questo Friuli così apocalitticamente
colpito. Le braccia sono vigorose e sono tantissime: sono quelle di tutti i friulani.
Siccome il Friuli ha ottenuto, meritatamente, di amministrarsi da solo la sua
restaurazione, dobbiamo guardare seriamente a quel che c'è da programmare senza
inclinazioni né per le facili speranze. Neppure per il pessimismo (della speculazione
astiosa e insipiente non é neppure il caso di trattare in questa terra di gente che parla
poco e sa fare molto). E dunque pensiamo sl futuro serenamente, ma con realismo assoluto.
Occorrono mezzi ingenti, dicevamo, e va bene. Ma prima di arrivare a rifare le case se ne
dovranno demolire forse più di quante ne siano crollate in quella tremenda notte di
giovedì. Forse si dovrà farlo anche in alcuni borghi di Udine che è entrata appena nel
cerchio dell'onda sismica, ma pure ha riportalo guasti subdoli anche se non proprio
pericolosi. Dopo aver eliminato le case che non sono più tali, anche se possono sembrarlo
perché sono lì con qualche crepa e i tetti sbilenchi, si dovranno rifare le strade.
Già, perché mancano le strade e non soltanto quelle dei paesi, ma molte che portano ai
vari centri più piccoli. E con le strade, le fagnature, le reti idriche, quelle
elettriche e insomma il sistema vitale di ogni zona abitabile e civile. Alla fine di tutto
ciò, appunto li potrà cominciare a rimettere su case nuove. E per questo, sia pure senza
disquisizioni e rivalità di sognatori e di progettisti dell'utopia, si dovranno fare dei
piani. Indispensabili, dopo un sisma del genere, dovranno essere le misure cautelative. Un
mese, sei mesi, un anno: quanto tempo ci vorrà? Siccome i friulani sanno sbalordire e
difficile prevedere. E' facile tuttavia capire che non sarà allatto breve. Sono arrivate
le tende: benissimo, perché serviranno. E' meglio non installare baracche perché allora
le case diverrebbero un sogno più lontano. I friulani non le vogliono: qui non e il
Belice, e l'hanno capito tutti. Forse ci vorranno roulotte, che non sono baracche e non
sono tende, non sono fisse e neppure gracili come gli accampamenti. L'estate dura poco
nelle zone terremotate, il freddo verrà più presto di quel che si sa fuori di qui. E per
l'inverno non ci saranno le case: è quasi impossibile. Riflettiamoci, non si creino
speranze vane. I friulani possono sopportare, come hanno dimostrato al mondo, un terremoto
che ha fatto un'ecatombe. Non accetteranno mai facilonerie, come respingono lo
sfruttamento pietistico e le predicazioni del malumore. I friulani sanno che un'altra
volta devono ricominciare.
Vittorino Meloni |

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Ovunque
si raccolgono i morti |

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Soldati
dell'esercito italiano trasportano bare |
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