Una mano al Friuli che
resta
C'è ancora paura, ma
è più forte la volontà di ricostruire. Si ripetono, ma più leggere, le scosse (finora
46) dopo quella allarmante dell'altra notte, che ha provocato nuovi danni. Si
seppelliscono i morti (quelli accertati sono saliti a 812) e si continua a scavare. Piove
sulle macerie e si fa perciò più urgente il bisogno delle tende. E' in arrivo un'ondata
di aiuti da tutta Italia e dall'estero. Oggi o domani il governo deciderà eccezionali
provvedimenti. I friulani vogliono amministrarsi le risorse che si raccoglieranno.
DA UDINE SI RINCOMINCIA
Le scosse vanno scemando, dopo quella brutta dell'altra notte.
C'è ancora la paura, ma pure ritorna piano piano la speranza che altre sussultanti
sorprese non vengano a scuotere le case provate che sono rimaste in piedi e la volontà
della gente, degli udinesi in particola re che sono vissuti in questi giorni attorno alla
città, nei prati, di riprendere a lavorare. Sulla fascia pedemontana sconquassata dal
terremoto si é aggiunta un'altra porzione di rovine, ma per fortuna non ci sono stati
altri morti Ce ne sono già tanti, troppi, da seppellire e da scoprire fra le macerie. Ci
sono altresì tanti edifici, troppi, che devono essere demoliti perché sono pericolosi
(stamani dovrebbe essere abbattuto il campanile di Venzone). Il panorama del disastro è
così vasto e allucinante da sembrare irreale. Ogni giorno che passa si capisce di più
quanto grave è stato il terremoto, come abbia colpito più di una guerra. Attorno alle
rovine la terra è verde, quant'è verde!, e bella, quant'é bella! Questa terra, si
pensa, non può morire, non può languire. Per carattere senz'altro, ma anche perché
questa terra é un'isola rara e particolare nel paese, la gente resta e con essa resta il
Friuli. Le famiglie che sono rimaste senza un tetto si arrampano accanto alle rovine e non
pensano affatto di sfollare. Attendono che la furia naturale passi, cessi del tutto, per
poi ricominciare.Intanto nessuno sta con le mani in mano. Tutti collaborano ai soccorsi in
uno slancio e un senso di calma che non hanno bisogno di ordini né di disciplina. I
friulani sanno fare da soli, lo si sa bene, e l'hanno rilevato tutti quelli che sono
venuti a conoscere la disgrazia toccata loro. L'esempio che in questa sciagurata occasione
hanno dato ha suscitato una moltiplicazione gigantesca di solidarietà. Un fiume di aiuti
scorre per le autostrade per giungere a Udine. Vengono da tutte le parti d'Italia e
dall'estero. Di altri si annuncia l'arrivo. Ma si capisce che non basteranno questi primi,
pur generosi gesti, per contribuire quanto sarebbe necessario (e chissà quanto sarà)
alla ricostruzione. Abbiamo già scritto che ci vorranno mezzi colossali, risorse ingenti
e tempo, tanto tempo, prima di ritornare a casa e nelle officine squassate dal sisma. Non
basterà, crediamo, la solidarietà nazionale. Ci vuole ben altro, perché il disastro é
più grande, più vasto di quel che pure si vede spaventosamente. Udine é al centro
dell'interesse che sgorga di lontano. Tutti guardano e si indirizzano qui. E così da ogni
parte ci si rivolge a questa città che non riconosceva, o non si ricordava più, forse
dal tempo di Caporetto. Udine è il Friuli, una città sgomenta che ha trascorso una
giornata tristissima anche ieri senza neppure accorgersi che era domenica. Però si è
guardata dentro, nei suoi palazzi risparmiati dal tempo e dalle bombe, monumenti di
storia, e nei condomini ordinati, non sfacciati ne alteranti l'antico, armonioso profilo
urbanistico. Si è scoperta ferite anche se non gravi. A rincuorare i cittadini ché
l'angelo segnavento del castello che ruota ancora sul campanile. E' un segno buono, come
sanno bene gli udinesi. Oggi, dunque, la città ricomincerà, con i suoi uffici, i suoi
negozi, i suoi servizi che del resto hanno sempre funzionato meglio che altrove. Gli
udinesi si rendono perfettamente conto che, in questo tragico momento, hanno doveri
maggiori del passato. C'è quella parte - la grande area a sud, fino al mare, che non ha
subito se non di riflesso l'onda del terremoto ed è rimasta immune - che ha bisogno di
Udine. Più ancora ne hanno ovviamente i friulani dei paesi distrutti. E per questo Udine,
anche con le sue ferite, sarà da oggi ancora quel grande cuore che dà vita al Friuli.
Vittorino Meloni |

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Osoppo:
un paese fantasma |

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Si
scava ininterrottamente per recuperare i sepolti vivi |
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