La ricostruzione si fonda
sui valori friulani
Continuano gli atti di solidarietà. Sempre più vivo lo spirito di
ripresa.
PERCHÈ DIVERSI
Questo giornale va
raccontando, da quella brutta notte del 6 Maggio, la storia del terremoto e delle sue
conseguenza. Così siamo diversi da altri giornali che si sono occupati del Friuli sotto
la spinta dell'emozione e poi sono ritornati a diffondersi sulle storie politiche e di
violenza che travagliavano il paese, che lo arroventavano alla vigilia elettorale. Siamo
necessariamente diversi, e dobbiamo continuare a esserlo, perché vivendo tra la gente che
ha perso la casa, il paese e ha avuto morti in famiglia, sopravvive in condizioni di
disagio, e, pur di fronte a una tragedia che si svela ogni giorno con nuovi dolori, non si
dispera, ma vuol fare, intende restare e ricostruire, dobbiamo riservare il massimo della
nostra attenzione appunto a questa gente e ai suoi mille problemi, ai suoi fatti. Il
terremoto non è una scossa, un boato, un baleno, un lungo singhiozzo della terra e poi
basta: dal minuto del lungo brivido sotto i piedi incomincia il nuovo tempo e tutto assume
quasi incognite dimensioni sino al punto di sembrare che ci siano stati mutamenti non
soltanto nei muri, ma anche nella natura stessa del paese. Se ne ha la misura venendo o
andando fuori di questa terra: chi arrivava ci sente turbati, scopre il lutto anche se
contenuto, sente l'aria calda delle preoccupazioni anche se si nasconde con tutta la forza
di carattere che i friulani hanno, e vede che molte cose altrove importanti qui non
contano, non interessano, non hanno ascolto. E chi va fuori, anche per poco, si sente
quasi estraneo, disattento, anche se non incompreso. No c'è fattura, s'intenda bene, c'è
qualcosa tra i friulani del terremoto e gli altri che rende gli uni più carichi di
spirito e, quindi, forse migliori. In effetti, il terremoto che ha scoperchiato le case e
divelto i muri ha fatto riscoprire tanti valori, per quanto non dimenticati, che sono
propri dei friulani, ma sono anche elemento fondamentale della nostra civiltà. Per
esempio è emerso dalle radici umane il senso immenso della bontà verso gli altri, della
solidarietà, si è concepita più grande la misura dell'importanza dei beni che nessuna
scossa può distruggere. Quest'era già prima un'isola rispetto al resto della nazione,
dove tante cose brutte non arrivano, o si ripulivano, o si smorzavano. Non c'era la
violenza, non c'era tutta quella criminalità che altrove esplode. Il Friuli, la regione,
insomma questo sistema era rispettato e anche invidiato. Il terremoto ha fatto tanto male,
eppure ha fatto vedere di più quanto c'era di buono tra questa gente. Anche per ciò ci
pare, andiamo verso un momento elettorale decisivo con consapevolezza sincera e quindi con
fiducia pur parlandone poco. Davvero sarebbe bene che si guardasse a questa gente per
capire che cosa vale, quello che conta: ne riceverebbero tutti un buon respiro, un senso
umano, un senso umano, un insegnamento civile. In fondo non siamo soli, come l'affluente
corso ci dimostra. Per ricambiare basterebbe trasmettere agli altri un po' dello spirito
che c'è in Friuli.
Vittorino Meloni
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