MESSAGGERO VENETO Anno XXXI - N. 134
martedì 8 giugno 1976

La ricostruzione si fonda
sui valori friulani

Continuano gli atti di solidarietà. Sempre più vivo lo spirito di ripresa.

PERCHÈ DIVERSI

Questo giornale va raccontando, da quella brutta notte del 6 Maggio, la storia del terremoto e delle sue conseguenza. Così siamo diversi da altri giornali che si sono occupati del Friuli sotto la spinta dell'emozione e poi sono ritornati a diffondersi sulle storie politiche e di violenza che travagliavano il paese, che lo arroventavano alla vigilia elettorale. Siamo necessariamente diversi, e dobbiamo continuare a esserlo, perché vivendo tra la gente che ha perso la casa, il paese e ha avuto morti in famiglia, sopravvive in condizioni di disagio, e, pur di fronte a una tragedia che si svela ogni giorno con nuovi dolori, non si dispera, ma vuol fare, intende restare e ricostruire, dobbiamo riservare il massimo della nostra attenzione appunto a questa gente e ai suoi mille problemi, ai suoi fatti. Il terremoto non è una scossa, un boato, un baleno, un lungo singhiozzo della terra e poi basta: dal minuto del lungo brivido sotto i piedi incomincia il nuovo tempo e tutto assume quasi incognite dimensioni sino al punto di sembrare che ci siano stati mutamenti non soltanto nei muri, ma anche nella natura stessa del paese. Se ne ha la misura venendo o andando fuori di questa terra: chi arrivava ci sente turbati, scopre il lutto anche se contenuto, sente l'aria calda delle preoccupazioni anche se si nasconde con tutta la forza di carattere che i friulani hanno, e vede che molte cose altrove importanti qui non contano, non interessano, non hanno ascolto. E chi va fuori, anche per poco, si sente quasi estraneo, disattento, anche se non incompreso. No c'è fattura, s'intenda bene, c'è qualcosa tra i friulani del terremoto e gli altri che rende gli uni più carichi di spirito e, quindi, forse migliori. In effetti, il terremoto che ha scoperchiato le case e divelto i muri ha fatto riscoprire tanti valori, per quanto non dimenticati, che sono propri dei friulani, ma sono anche elemento fondamentale della nostra civiltà. Per esempio è emerso dalle radici umane il senso immenso della bontà verso gli altri, della solidarietà, si è concepita più grande la misura dell'importanza dei beni che nessuna scossa può distruggere. Quest'era già prima un'isola rispetto al resto della nazione, dove tante cose brutte non arrivano, o si ripulivano, o si smorzavano. Non c'era la violenza, non c'era tutta quella criminalità che altrove esplode. Il Friuli, la regione, insomma questo sistema era rispettato e anche invidiato. Il terremoto ha fatto tanto male, eppure ha fatto vedere di più quanto c'era di buono tra questa gente. Anche per ciò ci pare, andiamo verso un momento elettorale decisivo con consapevolezza sincera e quindi con fiducia pur parlandone poco. Davvero sarebbe bene che si guardasse a questa gente per capire che cosa vale, quello che conta: ne riceverebbero tutti un buon respiro, un senso umano, un senso umano, un insegnamento civile. In fondo non siamo soli, come l'affluente corso ci dimostra. Per ricambiare basterebbe trasmettere agli altri un po' dello spirito che c'è in Friuli.

Vittorino Meloni

 

 

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