MESSAGGERO VENETO Anno XXXI - N. 32
lunedì 7 giugno 1976

Nel ricordo dei morti la promessa di continuare

Il Friuli commemora le vittime del terremoto: suggestivi momenti a Gemona.

E' GIUSTO CREDERCI

Il Friuli ha ricordato i suoi morti raccogliendosi in sé, e ciascuno quasi chiudendosi nella memoria, per parlare con loro. Poco o niente lacrime, com'é costume antico e istinto di sempre, ma una corale promessa fatta a loro, proposta a se stessi, di continuare, di rimettere in vita i paesi dov'erano anche se non più, inevitabilmente, com'erano. La gente si è riunita accanto al cimitero a Gemona, come avveniva quand'era convocato l'arengo popolare, per pregare, e per dirsi due parole di incoraggiamento, di fiducia. A Premariacco è stato battezzato il piccolo Simone, salvato dalle macerie proprio di Gemona dalla madre che lo ha allattato per tante ore mentre erano sepolti vivi e poi é morta anch'essa come il padre che era stato ucciso subito dalla fatale scossa. Con quel bambino vive, vuol vivere tutto il Friuli. Quando sarà grandicello, dovrà vedere che Gemona c'è ancora, che ci sono lo stesso Osoppo, Venzone, Buia e Majano e tutti i paesi distrutti dal sisma. Per Simone e gli altri bambini friulani, che non sono soli, perché c'è la solidarietà di tutta la regione, della nazione intera e di paesi europei e anche d'oltreoceano, non verrà meno la costanza dei ricostruttori. Che cos'é questo Friuli, di quanto é capace, e com'é forte, ormai si sa dovunque. L'hanno comunque visto gli stranieri che sono tornati qui a migliaia crediamo per la persuasione data dall'esempio di fermezza e di coraggio diffuso per il mondo. Se i friulani sono rimasti, se hanno ripreso a fare, questo vuol dire per gli stranieri che il Friuli è ancora una meta, un posto dove si può vivere e, come si é riscontrato ieri a Lignano, anche goderne le bellezze di cui é stato grandemente dotato. Segnaliamo questo ritorno come un'altra prova, che vale più di quel che può apparire. Si rimette in moto un grande meccanismo economico e si raccolgono, sempre però con il lavoro, nuove risorse che possono ben contribuire a ridare energia a quella parte del Friuli che ancora soffre disagi e deve rimediare le ferite immense del sisma. Abbiamo sempre creduto, sin dai primi giorni e pur con le visioni del disastro sotto gli occhi, che il Friuli non si sarebbe né ridotto né rassegnato. Quel che è avvenuto poi ha confermato ogni previsione e anzi l'ha scavalcata. Più celermente di quel che si poteva sperare si va avanti e si riconnettono attivamente le comunità. Il tessuto morale del Friuli è saldissimo, dunque, e lo dimostra ogni fatto. Lo si vedrà anche nella prova elettorale che ci attende fra pochi giorni Si può credere nei friulani, è giusto.

Vittorino Meloni

 

 


Gemona del Friuli: il municipio medievale



Buja: dopo la scossa