MESSAGGERO VENETO Anno XXXI - N. 131
venerdì 4 giugno 1976

Comincia a Gemona
la solidarietà degli alpini

Il Friuli di fronte al grande problema delle case da riattare e da rifare. Ancora dati tristi: 965 i morti accertati, 1226 i ricoverati, tre leggere scosse.


UN ALTRO ESEMPIO

Tra poco, fra due giorni esattamente, sarà passato un mese da quella terribile, orrenda, sanguinosa, bruciante scossa sismica del le 21 di Giovedì 6 Maggio. Durante questi giorni tristi e dolorosissimi, non si è avuto tempo per pensare, per riflettere, neppure per piangere. Il Friuli si è sentito cuore della Nazione, francamente partecipe, e centro dell'interesse della solidarietà internazionale. In principio, dopo il disastro, che non si è neppure adesso ben misurato, agognava le ruspe, le macchine che sollevassero le macerie per salvare i sepolti vivi. Oggi, invece, le guarda con differenza e quasi con inimicizia, perché le case che hanno resistito, pur con tante scosse che sono proseguite, si pensa che poterebbero ancora servire, almeno provvisoriamente, se riattate, per l'inverno e il freddo che verranno presto dopo questa estate, stagione triste. Si dice, infatti, che bisognava andare cauti con le demolizioni perché è difficile, è arduo, è lungo rifare una casa e comunque quasi impossibile rifare un paese cancellato. Il Friuli vive nell'ansia di ritrattare e di rifare, non ancora annichilito, come sarebbe accaduto forse altrove, tra tanti morti e tra un numero di dispersi che ancora non si conosce (abbiamo il diritto di sapere), e sopravvive coraggiosamente, è il caso di dirlo, sentendosi nello stesso tempo parte integrante ed esemplare della Nazione, ma diversa e in condizioni dissimili, pur nella disgrazia meno disgreganti, dal resto d'Italia. Il Friuli e la regione, cioè non si dimenticano, in mezzo al terremoto che sopportano con tenacia e voglia di restare e di continuare e di ricominciare, non dimenticandosi dei propri doveri. Tra questi, per la chiamata che il popolo ha ricevuto, il Friuli si sente lo stesso partecipe, anche se schivo e sobrio com'è nel suo carattere, e sente che deve corrispondere anche alla consulenza elettorale. I partiti, tramite costituzionale del popolo, hanno ben capito che qui non si può fare politica, non si possono tenere comizi, non si può dibattere del futuro, almeno nel modo tradizionale, e con senso pratico hanno abolito le consuete e obsolete forme di propaganda. Alle parole, cioè, abolite per chi si capisce con gesti concreti, si sono sostituiti i fatti, i sentimenti, i moti di solidarietà che non sono artificiosi tra chi vive la stessa tragedia, c'erano prima e ci sono ancora, e resteranno a sostenere e a ricostruire. Per questo crediamo che i friulani dovranno tra pochi giorni, esattamente tra sedici, un altro esempio. Andranno a votare, e anzi torneranno nei loro paesi e nei seggi tradizionali, in una scuola lesionata o in una tenda non importa, non tanto per assicurarsi cosa che pure ha tanta importanza, una rappresentanza elettorale completa (come capire il vuoto del seggio senatoriale di Udine e confermando i deputati in Friuli), ma anche alla nazione come un popolo che ha saputo essere forte, che ha tutta un storia di prove difficili, non rinuncia al suo dovere civico e così, ancora una volta, non si estranea, anzi rincuora e rinforza chi è dubbioso e incerto.

Vittorino Meloni

 

 

 

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