MESSAGGERO VENETO Anno XXXI - N.25
lunedì 28 giugno 1976

Il Friuli vuol superare il momento critico

Difficili problemi e decisive scelte per scavalcare l'emergenza e mettere le fondamenta della ricostruzione.

DISPUTA CIVILE

Il momento che vive il Friuli è davvero critico. Nel senso che, pur adattandosi alla disagiata condizione creata dal terremoto, si trova di fronte ai mille problemi e alle infinite scelte che si dovranno compiere per il domani. Le domande che ciascuno si pone sono molte e variano do paese a paese, per ovvi motivi di diversità, pur avendo un fondo comune. Vediamo un po' le questioni che più premono. Intanto ci si chiede, ed é la prima domanda, come si troverà un rifugio più idoneo della tenda, se ci sarà per tutti i senzatetto e principalmente se si farà in tempo prima che venga il freddo, l'inverno. C'é anche da scegliere, ed è quel che si sta facendo in molti paesi, dove mettere i prefabbricati o altro del genere, tenendo conto che lo spazio è essenziale anche per gli edifici futuri. C'è poi il problema cruciale della decisione per la ricostruzione. E a questo proposito si apre inevitabilmente la disputa, peraltro civile ancorché appassionata, se si devono rifare i paesi dov'erano prima o se conviene qualche spostamento. Si è visto che riedificare sulle macerie non è stata una scelta felice compiuta nei secoli scorsi. Ma si sa anche che il proprio paese ognuno lo vede collocato soltanto dove é sempre stato prima che fosse distrutto. Al tempo stesso, va da sé che il problema della conservazione o del restauro di un volto pregevole si pone di più per i paesi come Gemona e Venzone che avevano monumenti particolarmente validi e comunque un tessuto urbano di valore storico artistico. Il desiderio di riavere quelle case e quei monumenti non è affatto disgiunto dalla pressante necessità di avere una casa nuova, dopo quella provvisoria indispensabile per affrontare i tempi lunghi della ricostruzione. Dobbiamo dire, per questo, che i friulani confermano un'altra volta quanto siano tenaci difensori del loro mondo, della loro identità e quanto sia grande in essi la sensibilità culturale. Un popolo chiamato a una sofferenza grande, pur con bisogni elementari urgentissimi, non trascura neppure la propria eredità d'arte. Non c'è quindi egoismo, c'è una consapevolezza di quel che si è e che si è stati. C'é un amore per i valori ricevuti che suscita francamente della commozione. D'altra parte, il senso del realismo fa riflettere che la costruzione, per quanto somigliante, di una casa nuova com'era prima costituisce un falso non sempre utile. Non crediamo che i friulani vogliono fare come è avvenuto altrove, per esempio a Varsavia, città distrutto dallo guerra che si é voluta riedificare in massima parte com'era prima. Pensiamo che, valutando tutti i problemi, si provvederà, contemporaneamente, alle case nuove e al restauro, di quel che vale e deve essere conservato. Ma tutti questi problemi, mentre qualche scossa continua, non sono tali do consentire pause. La coscienza di ciò non affievolisce la volontà di provvedere. I friulani non stanno con le mani in mano e principalmente non perdono di vista nulla che possa riguardare la loro integrità di popolo. Guardano al futuro, non dimenticano il passato.

Vittorino Meloni 


Scugnìn parti, ma tornarin


Siamo costretti a partire, ma torneremo