MESSAGGERO VENETO Anno XXXI - N. 151
domenica 27 giugno 1976

Sgradita ripresa delle scosse

Continua la lunga fase dell'assestamento dopo il sisma del 6 maggio. Sono state quattro, una del sesto grado Mercalli.

IL DIRITTO DI CHIEDERE

Le scosse sommate ai problemi, la ripresa di un po' di angoscia con l'assillo della disagiata condizione di vita sotto le tende: per i friulani continua la sofferenza. Il risveglio della terra, ancorché non imprevisto (proprio l'altro giorno dicevamo che dobbiamo rassegnarci ad avere altri sussulti per mesi), ha tuttavia ridestato una certa inquietudine. Quattro scosse, di cui una abbastanza forte, sono evidentemente molte, anche se non pericolose. C'era tra l'altro da attenderselo dopo giorni di calma. Rincuora il fatto che, nonostante tutto questo, i friulani non abbiano smesso neppure con il brusco sobbalzo di organizzarsi come possono nei ripari provvisori e incerti, principalmente poco confortevoli, per attendere quando verrà e dovrà venire, e venire presto - il prefabbricato, o qualcosa di simile. Una costanza che non cesserà mai di suscitare ammirazione anche in chi conosca il carattere forte di questa gente e sappia quali sono le sue capacità di fare e di resistere. Abbiamo riscontrato che, malgrado la povertà di mezzi, perché ovviamente sono insufficienti le tende, gli accampati hanno compiuto veri e propri miracoli di organizzazione. La consuetudine alla sobrietà, la tradizione della parsimonia e la assuefazione al sacrificio sono alla base di tutto quel che sono riusciti a mettere insieme e a far funzionare. Le virtù di un popolo, e i friulani ne hanno, e come!, si vedono meglio quando c'è la sciagura. E la prova data, anche in questa malaugurata circostanza, è grande ed esemplare. Non è la ripetizione di un pensiero, è la quotidiana constatazione che fanno i cronisti di questo giornale e quelli che arrivano da fuori. Ne diamo testimonianza non per esaltare, ma per riconoscere un merito veramente eccezionale, anche se per noi, che conosciamo il Friuli e i friulani, non è stupefacente. Con obiettività testimoniale dobbiamo dire che questo martorizzante periodo della storia friulana non può registrare rinunce e adattamenti soltanto della gente di qui. Chi soffre con tanta dignità e con così cospicuo spirito di iniziativa, ha ben il diritto di chiedere, di sollecitare e di pretendere. Non un aiuto fine a se stesso, che venga a sopperire, ma un concorso di forze e di mezzi che, aggiungendosi a quel che già si fa nell'autonomia, renda meno difficile la riparazione, acceleri una sistemazione meno esposta dei senzatetto, in sostanza consenta a chi ha perduto tutto di non vedere con grande timore arrivare il freddo e il maltempo. Fare presto è la domanda generale dei friulani. Per far bene ci pensano appunto loro. L'importante è non dimenticare, non credere che la tragedia sia finita perché non ha più la prima parte nelle cronache nazionali. A nessun friulano viene in mente di avere partecipazione al dolore, perché questo è un fatto intimo che sanno portare con severo riserbo da soli. Però tutti i friulani, anche quelli che la casa ce l'hanno, danneggiata o no, non saranno giudici benevoli se chi può e deve non provvederà, non compirà quanto è umanamente possibile per accorciare il tempo del disagio. Hanno fiducia nel paese e nel parlamento e si attendono che la fiducia sia ben ripagata.

Vittorino Meloni 

 

Anziani e donne vengono trasportati altrove con borse, una valigia e tanto dolore