| Sgradita ripresa delle scosse
Continua la lunga fase dell'assestamento dopo il sisma del 6 maggio. Sono
state quattro, una del sesto grado Mercalli.
IL DIRITTO DI CHIEDERE
Le scosse sommate ai
problemi, la ripresa di un po' di angoscia con l'assillo della disagiata condizione di
vita sotto le tende: per i friulani continua la sofferenza. Il risveglio della terra,
ancorché non imprevisto (proprio l'altro giorno dicevamo che dobbiamo rassegnarci ad
avere altri sussulti per mesi), ha tuttavia ridestato una certa inquietudine. Quattro
scosse, di cui una abbastanza forte, sono evidentemente molte, anche se non pericolose.
C'era tra l'altro da attenderselo dopo giorni di calma. Rincuora il fatto che, nonostante
tutto questo, i friulani non abbiano smesso neppure con il brusco sobbalzo di organizzarsi
come possono nei ripari provvisori e incerti, principalmente poco confortevoli, per
attendere quando verrà e dovrà venire, e venire presto - il prefabbricato, o qualcosa di
simile. Una costanza che non cesserà mai di suscitare ammirazione anche in chi conosca il
carattere forte di questa gente e sappia quali sono le sue capacità di fare e di
resistere. Abbiamo riscontrato che, malgrado la povertà di mezzi, perché ovviamente sono
insufficienti le tende, gli accampati hanno compiuto veri e propri miracoli di
organizzazione. La consuetudine alla sobrietà, la tradizione della parsimonia e la
assuefazione al sacrificio sono alla base di tutto quel che sono riusciti a mettere
insieme e a far funzionare. Le virtù di un popolo, e i friulani ne hanno, e come!, si
vedono meglio quando c'è la sciagura. E la prova data, anche in questa malaugurata
circostanza, è grande ed esemplare. Non è la ripetizione di un pensiero, è la
quotidiana constatazione che fanno i cronisti di questo giornale e quelli che arrivano da
fuori. Ne diamo testimonianza non per esaltare, ma per riconoscere un merito veramente
eccezionale, anche se per noi, che conosciamo il Friuli e i friulani, non è stupefacente.
Con obiettività testimoniale dobbiamo dire che questo martorizzante periodo della storia
friulana non può registrare rinunce e adattamenti soltanto della gente di qui. Chi soffre
con tanta dignità e con così cospicuo spirito di iniziativa, ha ben il diritto di
chiedere, di sollecitare e di pretendere. Non un aiuto fine a se stesso, che venga a
sopperire, ma un concorso di forze e di mezzi che, aggiungendosi a quel che già si fa
nell'autonomia, renda meno difficile la riparazione, acceleri una sistemazione meno
esposta dei senzatetto, in sostanza consenta a chi ha perduto tutto di non vedere con
grande timore arrivare il freddo e il maltempo. Fare presto è la domanda generale dei
friulani. Per far bene ci pensano appunto loro. L'importante è non dimenticare, non
credere che la tragedia sia finita perché non ha più la prima parte nelle cronache
nazionali. A nessun friulano viene in mente di avere partecipazione al dolore, perché
questo è un fatto intimo che sanno portare con severo riserbo da soli. Però tutti i
friulani, anche quelli che la casa ce l'hanno, danneggiata o no, non saranno giudici
benevoli se chi può e deve non provvederà, non compirà quanto è umanamente possibile
per accorciare il tempo del disagio. Hanno fiducia nel paese e nel parlamento e si
attendono che la fiducia sia ben ripagata.
Vittorino Meloni |

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Anziani
e donne vengono trasportati altrove con borse, una valigia e tanto dolore |

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