MESSAGGERO VENETO Anno XXXI - N. 150
sabato 26 giugno 1976

Aiutare il Friuli che si aiuta

Oltre che un dovere morale è un urgente problema politico. Una leggera scossa interrompe la pausa di 2 giorni. Si scelgono le aree per i prefabbricati.

NEL GIUSTO CONTO

Nelle tendopoli, pur tra infiniti disagi, è vivo lo spirito di iniziativa e di capacità dei friulani. I cronisti che vanno a visitarle scoprono che la povera gente senzatetto ha saputo adattarsi e organizzarsi, con quel poco che ha racimolato e con quel che ha ottenuto, in maniera da sopravvivere. Sono tutti veramente ammirevoli e, come sempre, danno un esempio. Ma sotto le tende - non ci stancheremo di ripeterlo - non si può vivere a lungo, specialmente se si tratta di persone vecchie. Se non arrivano presto i prefabbricati, se non si sollecita al massimo lo sforzo di impiantare la casa provvisoria per chi ha persa la sua con il terremoto, la situazione diventerà grave, essendo già difficile, e insostenibile anche a chi abbia tanta forza d'animo e un coraggio cosi grande come è stato dimostrato.Che cos'é che rende questa gente così forte e resistente, tanto industriosa e non arrendevole? Viene da chiederselo anche avendo visto e conosciuto altri episodi di intraprendenza e di laboriosità. Perché bisogna essere di una tempra rara ed eccezionale per resistere quasi due mesi senza quel minimo di riparo e di necessario che hanno anche i più diseredati. Va bene avere l'abitudine al sacrificio, consideriamo anche che si tratta di un popolo di emigranti e quindi non inconsapevoli di disagi in zone anche climatica mente diverse dalla nostra, ma con la terra che trema, con il caldo che soffoca, con la pioggia che spegne la siccità a tratti e rende più afosa alla fine l'atmosfera, con il dolore addosso di quanto è stato perduto, con il lutto nel cuore e la prospettiva non proprio vicina di avere al massimo una baita, 6n prefabbricato, forse addirittura un'aborrita baracca, beh, per continuare a lavorare e a restare accanto alle macerie ci vuole davvero una dote eccezionale di pazienza e di fiducia.I friulani hanno certamente fiducia in se stessi. Sono soddisfatti che il denaro per i restauri e la ricostruzione sia stato affidato a gente di qui e non sia rimasto nei meandri burocratici di Roma Però, si domandano se tutto quel che loro fanno, tutto quel che patiscono, basterà perché di essi si ricordino, perché giungano tutti i mezzi, o almeno quanto è minimamente sufficiente, per affrontare il freddo, l'inverno che arriverà presto, quest'anno anche troppo presto perché farà prima freddo nelle tende di quel che sarebbe stato nelle case, anche vecchie e povere, costruite di sasso, con la fatica di generazioni.Guai davvero se tanta abnegazione, cosi splendido spinto di sacrificio, se tutte le prove date non saranno tenuti in conto là dove si dovranno prendere altre decisioni per soccorrere il popolo che soffre la mancanza di un'abitazione. Bisogna aiutare i friulani perché essi si sanno aiutare. E' questo che devono sapere a Roma questo devono ricordare le camere. Il problema del Friuli deve essere il primo problema politico italiano. Un problema che non si può rinviare.

Vittorino Meloni 

Partire lasciando tutto, il nulla di ciò che resta


Si cerca di farsi forza