MESSAGGERO VENETO Anno XXXI - N. 145
domenica 20 giugno 1976

Un voto perchè il Friuli continui

Una lunga pausa di sussulti ha consentito la serena meditazione degli elettori. Neppure il 2 per cento i certificati non ritirati nell'area devastata.

CORAGGIO DI SEMPRE

Una giornata serena, susseguente a un'altra pure quieta, dopo tante di angoscia per i ripetuti sussulti della terra, ha rincuorato i friulani principalmente, ma anche i cittadini della regione che partecipano all'estenuante dramma di questa terra. Benché i sensi siano avvertiti al massimo e il ricordo delle ore tragiche non attenuato, questa pausa é parsa di buon auspicio a tutti e ha comunque consentito un momento di meditazione, utile e doveroso prima di andare a votare. Altrove c'è la tregua dei comizi, che qui sono stati pochi e sommamente discreti; da noi c'è adesso, e speriamo duri, una tregua più importante ancora, quella della almeno minore preoccupazione per il terremoto. Oggi, dunque, la chiamata alle urne dovrebbe trovare la gente un po' più distesa. L'appello elettorale si rivolge a quasi un milione di cittadini della regione (965. 848 esattamente) di cui 137. 088 sono quelli dei comuni disastrati dal sisma. Si prevede che la risposta sia ampia perché, come già abbiamo osservato, i certificati elettorali non ritirati, nonostante tutte le difficoltà e i disagi di una popolazione dispersa e per tanta parte senza casa e domicilio fisso, non sono molti: ieri, appunto per i comuni colpiti dal terremoto e quelli limitrofi all'area sconvolta, erano circa il 2 per cento e si prevede che si ridurranno ancora. La volontà dei friulani di votare appare chiarissima da questo dato. Non ne abbiamo mai dubitato, come ricorderà chi ci segue. Sapevamo e sappiamo che la partecipazione alle elezioni sarà un modo per manifestare la volontà comune di ricostruire e di pensare concretamente al domani. Non puramente per senso di responsabilità, perché è noto che l'esercizio del voto é, più che un diritto, un dovere di ogni cittadino consapevole del destino della nazione, ma anche una nuova dimostrazione della forza morale, del coraggio di fronte alla sventura, della saldezza del Friuli e della regione, di un Friuli che continua, resta sé stesso, intende essere unito, e servire il paese se non altro con il suo esempio. Cosi é sempre stato nel corso della storia. C'é semmai una conferma che nasce dall'essenza stessa di questa terra e della sua gente. Dove l'acqua è più pulita, il pane è pane e il vino é vino, tutto é meno inquinato di altrove, e la civiltà non si é ridotta e anzi si é sempre esaltata nel confronto con le vicine e diverse regioni e nazioni. Evidentemente anche la scelta politica è un atto che si compie con coscienza grande e sicura. Abbiamo raccontato, in questi 44 giorni seguiti alla terribile notte del 6 maggio, frammenti di una storia di abnegazione e di capacità, di fierezza e di grandezza d'animo. Non siamo rimasti soli anche se l'ondata di commozione che ci veniva da fuori si é forse ridotta - perché gli aiuti continuano ad affluire e con essi la prova che non saremo abbandonati. Però, logicamente, occorrerà avere voce in parlamento ed essere presenti, con uomini che conoscano la tragedia friulana, nelle occasioni in cui si dovrà decidere tutto quel che occorre, e occorre ancora tanto, per rifare quanto é andato distrutto, per riparare quanto è stato rovinato, per rinascere insomma e cancellare del tutto i segni di morte e di devastazione. Per questo voteranno i friulani e tutti i cittadini della regione. Sarà un voto che vale al di là della sua entità numerica perché rappresenta un popolo che merita, oltre all'affetto di tutti, di essere ascoltato e seguito, se possibile imitato. Sarà pure un voto più forte del terremoto, di chi appunto sa resistere anche a questo.

Vittorino Meloni 

 

Enzo Lettig: Ero nella Julia, non faccio un'altra ritirata

 


Uno dei tanti campi... tenda18, oggi come ieri polenta