MESSAGGERO VENETO Anno XXXI - N. 129
mercoledì 2 giugno 1976

Cuore in Friuli
della Repubblica

I trent'anni si celebrano severamente nella solidarietà con la regione in lutto. A Gemona la commissione speciale discute per il riparo dall'inverno: prefabbricati che non siano baracche. I morti sono saliti a 954. Ieri sei scosse, ma poco avvertite. Ford ha firmato la legge per i 21 miliardi di aiuto ai terremotati. Oggi gli alpini in congedo cominceranno la loro opera di riatto delle case che si possono salvare.


NON CROLLA L'ESEMPIO

"Viva la repubblica!, risorga il Friuli": abbiamo letto queste parole sui manifesti che coprono tanti muri, lesionati o no, del Friuli. Crediamo che il cuore della Repubblica sia oggi in Friuli e nella regione attingendo qui quella serenità, quella fortezza d'animo, quella civiltà del confronto democratico che sono sembrate smarrite in tante altre parti e per gravissimi episodi di violenza. Si è già detto, in occasione di un dibattito televisivo, che il Friuli e la regione possono costituire, normalmente, un punto di riferimento per la rinascita nazionale. Ne siamo oggi, a 26 giorni dal catastrofico terremoto, che ancora continua, più che mai convinti. Ma a caso in questa regione la propaganda politica ha spento le luci e gli autoparlanti e non spande parole, ma semmai si rivolge agli atti concreti. Neppure incidentalmente, chiunque voglia profittare del disastro, contestato oppure no, è escluso dalla comprensione e dall'attenzione della gente. La Repubblica (traducendo dal latino come si deve), e allora la Repubblica è qui, nel modo migliore, in una unità di spirito, di energia, che isola e non distingue, ma anzi rafforza il vincolo con tutta la nazione. Se c'è un esempio da guardare, in un quadro per tanti versi incerti e pericoloso, è proprio dunque oggi il Friuli e questa regione. Nel tessuto della società friulana non è penetrato un velenoso acido corrosivo: è rimasto intatto, nonostante lo sconquasso del terremoto, il saldo senso della civiltà, della dignità umana. Il Friuli vuole risorgere, si capisce da segni concreti delle migliaia di senzatetto, e vuole al tempo stesso chiamare il paese a concorrere all'opera immane distraendolo dalle intricate querimonie che lo dividono e lo assillano. Bisognerebbe davvero che la gente che si perde dietro mille distinguo e altrettanti conati velleitari, che gli italiani disattenti delle sciagure, venissero qui, tra i nostri morti, le nostre case morte, le nostre città con un filo di respiro per capire che cosa conta davvero e come tutto il resto, tutto quel che divide accidiosamente, sia superfluo e dannoso, fuori luogo e fuori senso. In questa terra, che se si guarda e si scopre appare diversa e migliore, nella mentalità della gente e nell'azione comunitaria, oggi l'anniversario della costituzione della Repubblica, evento storico che ci consacra alla libertà non sarà celebrato con feste, come non sarà dimenticato o coperto con il pur legittimo lutto: sarà invece un giorno di costruzione e di lavoro, di spirito individuale che si manifesta, umilmente e generosamente, un giorno storico mentre, un giorno storico che si proietta sul domani con fiducia benché si sappi che è difficile, con speranza benché si conoscano le insidie. Un benefico stimolo può venire, pertanto, dal Friuli che vuol risorgere, che è sempre risorto nei secoli, che non si è mai arreso, non è mai crollato, neppure con il terremoto.

Vittorino Meloni

Gemona del Friuli: la chiesa di Piovega

Tarcento: una croce, la speranza