Una serie di scosse
riapre le ferite
Quattro sussulti (uno del grado 6,5 Mercalli) con epicentri vicino a
Verzegnis e a Meduno suscitano allarme particolarmente nel pordenonese. Il fenomeno
attentamente seguito dai sismologi di Trieste. Il Friuli si prepara alla elezioni
superando tanti disagi.
ANCHE PER GLI ALTRI
Il Friuli simbolo e punto di
riferimento per l'Italia, un punto fermo, sicuro. L'abbiamo detto: continuerà a esserlo.
Non è un'affermazione di fede senza sostegno di prove precedenti: la dimostrazione che la
gente della regione ha dato in questi giorni di sofferenza per il terremoto è soltanto
l'ultima anche se la più conosciuta e la più commovente, ma c'è tutta una storia e
documentarlo. Le prove non si finiscono mai di dare e così avviene che il Friuli si
trovi, in questo momento, in condizioni di fare di più e di esprimere meglio quello che
vuole e sceglie politicamente proprio perché a esso si guarda con interesse acutissimo,
come a un test di grandissimo valore. Ci si prepara pertanto alle elezioni, non soltanto
con il dolore per i morti, con il disagio per le case perse, con davanti l'immenso quadro
della ricostruzione da affrontare, ma con il residuo dell'angoscia provocata dal sisma.
C'è ancora da avere cautela, bisogna tenere i nervi saldi per resistere alla tentazione
della paura : e ciò avviene perché le scosse continuano e persino assumono, come ieri,
livelli elevati e perché gli epicentri dei sussulti sono diversi segnalando spostamenti
oggetto di valutazione attenda da parte dei sismologi. Ma si può dubitare che i friulani
non sappiamo, non abbiamo la forza di vincere tante obbiettive difficoltà? Crediamo
francamente non lo si possa neppure pensare. I friulani hanno lottato tra le macerie per
salvare i sepolti vivi hanno soccorso i feriti e gli smarriti e nello stesso tempo hanno
provveduto subito a rimboccarsi le maniche per rimettere a posto subito quel poco che
potevano; questa gente non si farà trattenere da nessuna difficoltà e avrà ancora la
forza di superarla. Che cosa vogliono i friulani? E' noto. rivogliono farsi una casa e
rimettere in piedi i paesi devastati. Vogliono lavorare dove sono nati e quindi non
andarsene. Vogliono principalmente restaurare nella sua integrità, in tutti i sensi, il
Friuli, una nazione, un popolo meritevole dell'ammirazione del mondo. Non vogliono
isolarsi nella rassegnazione e nel compimento, non intendono staccarsi dalla solidarietà
del paese e della comunità civile. Per tutto ciò sanno benissimo che devono eleggere i
loro rappresentanti nel nuovo parlamento, quello che dovrà continuare a legiferare altri
aiuti, e sanno pure perfettamente che i loro rappresentanti devono essere dotati del
maggiore consenso possibile. Non li mandano a Roma però unicamente per chiedere, ma anche
per dare, per portare la voce di una gente che ha diritto di insegnare qualcosa. La voce
che viene dalla sofferenza può sedare inquietudini esasperate e disgreganti,
sconvolgimenti troppo spinti e servire da richiamo alla regione, al vero, al giusto, a
quel che vale supremamente. Chi ha patito il terribile terremoto sa quante cose prima
considerate importanti non lo sono più si è accorto come certe questioni prima giudicate
non rinunciabili sono invece trascurabili e di per sé non essenziali. Ha conosciuto il
valore della vita, della fraternità, della generosità. Ha abbandonato, semmai l'aveva
avuta, la polemica esasperata. Questa gente, quindi, può e vuole dare un contributo,
positivo per esperienza ed esempio, alla riduzione e al superamento del malessere
italiano. E' su questa convinzione che basiamo la nostra fiducia e il nostro appello.
Neppure un voto deve andare perduto. Ogni voto sarà per il Friuli, ma sarà anche per le
altre regioni e città d'Italia.
Vittorino Meloni |

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In
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