MESSAGGERO VENETO Anno XXXI - N. 143
venerdì 18 giugno 1976

Una serie di scosse
riapre le ferite

Quattro sussulti (uno del grado 6,5 Mercalli) con epicentri vicino a Verzegnis e a Meduno suscitano allarme particolarmente nel pordenonese. Il fenomeno attentamente seguito dai sismologi di Trieste. Il Friuli si prepara alla elezioni superando tanti disagi.

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Il Friuli simbolo e punto di riferimento per l'Italia, un punto fermo, sicuro. L'abbiamo detto: continuerà a esserlo. Non è un'affermazione di fede senza sostegno di prove precedenti: la dimostrazione che la gente della regione ha dato in questi giorni di sofferenza per il terremoto è soltanto l'ultima anche se la più conosciuta e la più commovente, ma c'è tutta una storia e documentarlo. Le prove non si finiscono mai di dare e così avviene che il Friuli si trovi, in questo momento, in condizioni di fare di più e di esprimere meglio quello che vuole e sceglie politicamente proprio perché a esso si guarda con interesse acutissimo, come a un test di grandissimo valore. Ci si prepara pertanto alle elezioni, non soltanto con il dolore per i morti, con il disagio per le case perse, con davanti l'immenso quadro della ricostruzione da affrontare, ma con il residuo dell'angoscia provocata dal sisma. C'è ancora da avere cautela, bisogna tenere i nervi saldi per resistere alla tentazione della paura : e ciò avviene perché le scosse continuano e persino assumono, come ieri, livelli elevati e perché gli epicentri dei sussulti sono diversi segnalando spostamenti oggetto di valutazione attenda da parte dei sismologi. Ma si può dubitare che i friulani non sappiamo, non abbiamo la forza di vincere tante obbiettive difficoltà? Crediamo francamente non lo si possa neppure pensare. I friulani hanno lottato tra le macerie per salvare i sepolti vivi hanno soccorso i feriti e gli smarriti e nello stesso tempo hanno provveduto subito a rimboccarsi le maniche per rimettere a posto subito quel poco che potevano; questa gente non si farà trattenere da nessuna difficoltà e avrà ancora la forza di superarla. Che cosa vogliono i friulani? E' noto. rivogliono farsi una casa e rimettere in piedi i paesi devastati. Vogliono lavorare dove sono nati e quindi non andarsene. Vogliono principalmente restaurare nella sua integrità, in tutti i sensi, il Friuli, una nazione, un popolo meritevole dell'ammirazione del mondo. Non vogliono isolarsi nella rassegnazione e nel compimento, non intendono staccarsi dalla solidarietà del paese e della comunità civile. Per tutto ciò sanno benissimo che devono eleggere i loro rappresentanti nel nuovo parlamento, quello che dovrà continuare a legiferare altri aiuti, e sanno pure perfettamente che i loro rappresentanti devono essere dotati del maggiore consenso possibile. Non li mandano a Roma però unicamente per chiedere, ma anche per dare, per portare la voce di una gente che ha diritto di insegnare qualcosa. La voce che viene dalla sofferenza può sedare inquietudini esasperate e disgreganti, sconvolgimenti troppo spinti e servire da richiamo alla regione, al vero, al giusto, a quel che vale supremamente. Chi ha patito il terribile terremoto sa quante cose prima considerate importanti non lo sono più si è accorto come certe questioni prima giudicate non rinunciabili sono invece trascurabili e di per sé non essenziali. Ha conosciuto il valore della vita, della fraternità, della generosità. Ha abbandonato, semmai l'aveva avuta, la polemica esasperata. Questa gente, quindi, può e vuole dare un contributo, positivo per esperienza ed esempio, alla riduzione e al superamento del malessere italiano. E' su questa convinzione che basiamo la nostra fiducia e il nostro appello. Neppure un voto deve andare perduto. Ogni voto sarà per il Friuli, ma sarà anche per le altre regioni e città d'Italia.

Vittorino Meloni 

 

In tutta l'area terremotata gli anziani si preparano all'esodo

 


Il tramonto e l'alba... la vita continua