MESSAGGERO VENETO Anno XXXI - N. 142
giovedì 17 giugno 1976

Il voto prima pietra ideale per la ricostruzione

I friulani dei centri terremotati si preparano a dare un altro esempio. Tre scosse dal 4 al 5,5 Mercalli. Un'altra vittima: i morti accertati saliti a 970. Sia allestiscono seggi nelle baracche in 29 comuni danneggiati.

QUALCOSA DI PIÙ

Si stanno preparando i seggi elettorali in sedi di fortuna, baracche o tende, in ventinove paesi del Friuli. Non si tratta soltanto di un adempimento formale di legge, ma della rispondenza alla richiesta del popolo del terremoto, di tutto il Friuli, che intende esercitare il suo diritto di partecipare alle elezioni. La scossa del 6 Maggio ha sottratto persone care, case e paesi, ha inflitto una sofferenza estrema, ha creato disagi e paure che perdurano, ma non ha rotto l'integrità spirituale del Friuli. Le privazioni sono tante, ma tra queste non c'è quella del voto, che diritto naturale di un popolo, democratico per antichissima vocazioni, civile in modo esemplare. Sappiamo che molti, venuti a vedere il Friuli dopo i primi giorni della tragedia, di fronte a tanto dolore, si sono chiesti se questa gente avrebbe portato la sua scheda nell'urna il 20 Giugno. Abbiamo già risposto che non se ne poteva dubitare : il Friuli non è così forte e fiero soltanto in giorni d'emergenza, ma lo è sempre stato, e il pieno rigore civico del popolo è uno dei presupposti stessi della sua continuità nei secoli, della sua identità precisa. Un popolo è grande, è certamente quello friulano ha dimostrato di esserlo, quando sa conservare nel tempo la sua forza morale, la sua fisionomia spirituale. E' dunque estranea al Friuli anche la minima ipotesi di diserzione da un dovere o l'assenza ha un diritto civile. Ci sentiamo di dire che in questa occasione i friulani vorranno dare un altro esempio al paese, alle nazioni che li hanno aiutati e che hanno dichiarato di aver fiducia in loro. Andranno a votare, e non lo faranno soltanto per interesse diretto, perché ci sarà bisogno di rappresentanti del Friuli nel nuovo parlamento, quando invece intendono esprimere ancora una volta il senso proprio dell'equilibrio e della giustizia che nessuna tragedia ha mai annullato. Il popolo sa bene che questo è un momento difficile per il paese e dunque non è pensabile che proprio esso, sempre presente nelle ore più gravi, possa mancare all'appello. Sarebbe come dichiarare sfiducia nella ripresa, come rinnegare la volontà così splendidamente manifestata di ricostruire, di ricominciare, di continuare a vivere, e far vivere questa terra martoriata quanto bella, generosa quanto sfortunata, ricca soltanto di lavoro, di iniziativa, di affetti e per ciò non uguale a nessuna. Non c'è friulano nel mondo che non vorrebbe tornare, non c'è friulano che torni che non sia come quando era partito, non c'è friulano che non assomigli a quelli che nei secoli hanno rifatto quanto era andato distrutto dalle guerre, dalle carestie, dalle invasioni e dalle inflitte sciagure che sono capitate. Il Friuli è una patria grande, con un cuore antico e perenne, che si può conoscere, ma che conoscendolo non si può non amare e non condividere. In questo momento è anche qualcosa di più : è un simbolo per tutta l'Italia. I friulani lo sanno e sapranno per questo rispondere alla domanda che si rivolge loro. Il voto sarà idealmente la prima pietra della riedificazione dopo il terremoto.

Vittorino Meloni 

 

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Dolore e solitudine