| Il voto prima pietra ideale per la ricostruzione
I friulani dei centri terremotati si preparano a dare un altro esempio.
Tre scosse dal 4 al 5,5 Mercalli. Un'altra vittima: i morti accertati saliti a 970. Sia
allestiscono seggi nelle baracche in 29 comuni danneggiati.
QUALCOSA DI PIÙ
Si stanno preparando i seggi
elettorali in sedi di fortuna, baracche o tende, in ventinove paesi del Friuli. Non si
tratta soltanto di un adempimento formale di legge, ma della rispondenza alla richiesta
del popolo del terremoto, di tutto il Friuli, che intende esercitare il suo diritto di
partecipare alle elezioni. La scossa del 6 Maggio ha sottratto persone care, case e paesi,
ha inflitto una sofferenza estrema, ha creato disagi e paure che perdurano, ma non ha
rotto l'integrità spirituale del Friuli. Le privazioni sono tante, ma tra queste non c'è
quella del voto, che diritto naturale di un popolo, democratico per antichissima
vocazioni, civile in modo esemplare. Sappiamo che molti, venuti a vedere il Friuli dopo i
primi giorni della tragedia, di fronte a tanto dolore, si sono chiesti se questa gente
avrebbe portato la sua scheda nell'urna il 20 Giugno. Abbiamo già risposto che non se ne
poteva dubitare : il Friuli non è così forte e fiero soltanto in giorni d'emergenza, ma
lo è sempre stato, e il pieno rigore civico del popolo è uno dei presupposti stessi
della sua continuità nei secoli, della sua identità precisa. Un popolo è grande, è
certamente quello friulano ha dimostrato di esserlo, quando sa conservare nel tempo la sua
forza morale, la sua fisionomia spirituale. E' dunque estranea al Friuli anche la minima
ipotesi di diserzione da un dovere o l'assenza ha un diritto civile. Ci sentiamo di dire
che in questa occasione i friulani vorranno dare un altro esempio al paese, alle nazioni
che li hanno aiutati e che hanno dichiarato di aver fiducia in loro. Andranno a votare, e
non lo faranno soltanto per interesse diretto, perché ci sarà bisogno di rappresentanti
del Friuli nel nuovo parlamento, quando invece intendono esprimere ancora una volta il
senso proprio dell'equilibrio e della giustizia che nessuna tragedia ha mai annullato. Il
popolo sa bene che questo è un momento difficile per il paese e dunque non è pensabile
che proprio esso, sempre presente nelle ore più gravi, possa mancare all'appello. Sarebbe
come dichiarare sfiducia nella ripresa, come rinnegare la volontà così splendidamente
manifestata di ricostruire, di ricominciare, di continuare a vivere, e far vivere questa
terra martoriata quanto bella, generosa quanto sfortunata, ricca soltanto di lavoro, di
iniziativa, di affetti e per ciò non uguale a nessuna. Non c'è friulano nel mondo che
non vorrebbe tornare, non c'è friulano che torni che non sia come quando era partito, non
c'è friulano che non assomigli a quelli che nei secoli hanno rifatto quanto era andato
distrutto dalle guerre, dalle carestie, dalle invasioni e dalle inflitte sciagure che sono
capitate. Il Friuli è una patria grande, con un cuore antico e perenne, che si può
conoscere, ma che conoscendolo non si può non amare e non condividere. In questo momento
è anche qualcosa di più : è un simbolo per tutta l'Italia. I friulani lo sanno e
sapranno per questo rispondere alla domanda che si rivolge loro. Il voto sarà idealmente
la prima pietra della riedificazione dopo il terremoto.
Vittorino Meloni |

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