MESSAGGERO VENETO Anno XXXI - N. 140
martedì 15 giugno 1976

Si rivuole il focolare
in attesa della casa

Nuovi segni positivi della volontà di ripresa dei friulani. Costituiti i gruppi di tecnici per le abitazioni da riparare.

IL SENSO ANTICO

Continuiamo ad annotare segni positivi, secondo l'aspettativa che si aveva già nei primi giorni dopo il terremoto. Non soltanto incomincia l'attività una schiera di gruppi, sono 97, costituiti dalla regione per controllare i danni delle abitazioni che si possono riparare, ma sorge anche dalle comunità la richiesta di essere mantenuti del tutto, ma di provvedere anche da soli. Autorità e popolo, come si vede, non trascurano di prendere iniziative. Quel che vale di più, sostiene l'esemplare volontà di rinascita, è lo spirito della gente. Si avverte che tra lo stato e il popolo non c'è antitesi e non c'è neppure alla lontana l'idea che a tutto debba pensare appunto la comunità nazionale. Si sa che lo stato è dei cittadini, e i friulani si sentono partecipi con lo scrupolo e con interesse misurato e prudente come appunto si conviene quando si tratti di un bene proprio. Abbiamo avuto a chi da alcuni centri di richieste che si contrappongono alla neghittosità che umanamente potrebbe cogliere chi non ha più nulla, avendo tutto perduto. Non basta affaticarsi per riattare le case lesionate, quelle che sono ancora abitabili con qualche riparazione, ma molte famiglie vogliono anche provvedere a farsi da mangiare per proprio conto. Lo spirito friulano è individualista e al tempo stesso ricco di fraternità. Ecco, dunque, che dopo aver ricevuto assistenza piena, i friulani fanno i conti di quanto costa dare da mangiare a tutti loro, quelli si capisce che sono nelle zone terremotate, e rivelano che vorrebbero fare economia, appunto per fare risparmiare allo stato, cioè a tutti, compresi noi. Intendiamoci, non rifiutano l'assistenza, il pasto che viene preparato ancora, in molti centri, dall'organizzazione militare, ma vogliono avere la loro parte di lavoro e non essere del tutto estranei a questo problema essenziale. La consuetudine di buona amministrazione, di saggia parsimonia, di contemperamento fra il necessario e il disponibile, resta integra nella concezione di vita del Friuli che riprende il sopravvento, si manifesta con civile richiesta. Considerando questi segni, si accresce la fiducia: il disastro immane che ha sconvolto tanta parte del Friuli non ha rotto affatto la sua tradizione e la sua forza storica per cui è risorto ogni volta dopo tante sciagure. Ci daranno gli altri una mano, ma i friulani faranno la loro parte. Con le forze unite, quelle della solidarietà e quelle dell'iniziativa locale, si farà meglio e prima. E' il caso, ci pare, di non dubitare del futuro, anche se tanto difficile.

Vittorino Meloni 

Gemona del Friuli: la piazza centrale


Venzone: dopo la scossa