MESSAGGERO VENETO Anno XXXI - N. 139
domenica 13 giugno 1976

Oltre il monte della paura

Il popolo friulano fermo nella volontà di ripresa nonostante il terremoto.
Pronte altre leggi della Regione per l'agricoltura e l'edilizia.

COLLAUDATA CONTINUITÀ

Il terremoto ha da oltre un mese il primo posto nell'interesse della gente della regione e così la campagna elettorale si svolge in modo sommesso e discreto. E' giusto che sia così perché quando ci sono decine di migliaia di persone che hanno lutti e rovine e sono senza un tetto, quando i problemi assillanti del giorno sono le necessità primarie da soddisfare almeno minimamente, non ci può essere né tempo, né voglia, né spazio per altro. Non bastassero le preoccupazioni per quel che è successo e per l'immane opera per la ripresa che sta davanti al popolo friulano, ci sono anche i timori, per quanto dominati da un forte carattere e da un coraggio esemplare, dei sussulti che proseguono e dei silenzi che sono anche peggio delle scosse leggere. Ormai la gente è preparata a sopportare questo fenomeno e non si impaurisce poi tanto. Alle forze della natura, del resto, il popolo friulano sa adeguarsi con atavica consapevolezza. Anche se l'epicentro tenderebbe a spostarsi, come dicono i sismologi, non dà in smanie prosegue la sua vita, difficile, certo più difficile di prima, con una sola idea, una comune speranza, una generale voglia: che finisca tutto il sobbalzo della terra e che si possano rifare i paesi dove si erano collocati nei secoli. Quel che riscontriamo ogni giorno è la comunanza assoluta e fraterna della gente. Il terremoto unisce, abbiamo già detto, nell'opera di reciproca assistenza e di attenta prudenza, la gente di Tolmezzo e della Carnia, ancor più abituata alle insidie del sottosuolo inquieto, con quella della pedemontana, sconvolta il 6 maggio, con quella della Bassa che la fortuna ha risparmiato. C'è una struttura piuttosto salda che resiste, come ha sempre resistilo alle sciagure, invasioni e pestilenze, guerre e carestie, e terremoti, si capisce. Il Friuli é un popolo, dicevamo, che ha avuto la grande forza di conservarsi, con lingua e costumi e tutto un patrimonio di civiltà che nulla può dissolvere, neppure il terremoto. si rapisce. E infatti, guardando a quel che si fa e ascoltando quel che si dice, si nota chiaramente che la volontà comune è di salvaguardare appunto la essenza originale del popolo, con tutte le sue caratteristiche. Tra una settimana ci saranno le elezioni. Con le scosse o no, con un po' di quiete o con nuove apprensioni, non importa, anche se non se ne parla, anche se non si ascoltano gli slogans e non si esaminano le linee politiche delle varie parti in contesa, si può convenire che il popolo friulano adempirà il dovere civico e si preoccuperà, votando, di pensare a preservare la sua caratteristica, la sua particolarità, il suo equilibrio civile. Il rispetto che si deve al popolo friulano, alla sua collaudata continuità, richiede si abbia fiducia.

Vittorino Meloni 

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