Oltre il monte della paura
Il popolo friulano fermo nella volontà di ripresa nonostante il terremoto.
Pronte altre leggi della Regione per l'agricoltura e l'edilizia.
COLLAUDATA CONTINUITÀ
Il terremoto ha da oltre un
mese il primo posto nell'interesse della gente della regione e così la campagna
elettorale si svolge in modo sommesso e discreto. E' giusto che sia così perché quando
ci sono decine di migliaia di persone che hanno lutti e rovine e sono senza un tetto,
quando i problemi assillanti del giorno sono le necessità primarie da soddisfare almeno
minimamente, non ci può essere né tempo, né voglia, né spazio per altro. Non
bastassero le preoccupazioni per quel che è successo e per l'immane opera per la ripresa
che sta davanti al popolo friulano, ci sono anche i timori, per quanto dominati da un
forte carattere e da un coraggio esemplare, dei sussulti che proseguono e dei silenzi che
sono anche peggio delle scosse leggere. Ormai la gente è preparata a sopportare questo
fenomeno e non si impaurisce poi tanto. Alle forze della natura, del resto, il popolo
friulano sa adeguarsi con atavica consapevolezza. Anche se l'epicentro tenderebbe a
spostarsi, come dicono i sismologi, non dà in smanie prosegue la sua vita, difficile,
certo più difficile di prima, con una sola idea, una comune speranza, una generale
voglia: che finisca tutto il sobbalzo della terra e che si possano rifare i paesi dove si
erano collocati nei secoli. Quel che riscontriamo ogni giorno è la comunanza assoluta e
fraterna della gente. Il terremoto unisce, abbiamo già detto, nell'opera di reciproca
assistenza e di attenta prudenza, la gente di Tolmezzo e della Carnia, ancor più abituata
alle insidie del sottosuolo inquieto, con quella della pedemontana, sconvolta il 6 maggio,
con quella della Bassa che la fortuna ha risparmiato. C'è una struttura piuttosto salda
che resiste, come ha sempre resistilo alle sciagure, invasioni e pestilenze, guerre e
carestie, e terremoti, si capisce. Il Friuli é un popolo, dicevamo, che ha avuto la
grande forza di conservarsi, con lingua e costumi e tutto un patrimonio di civiltà che
nulla può dissolvere, neppure il terremoto. si rapisce. E infatti, guardando a quel che
si fa e ascoltando quel che si dice, si nota chiaramente che la volontà comune è di
salvaguardare appunto la essenza originale del popolo, con tutte le sue caratteristiche.
Tra una settimana ci saranno le elezioni. Con le scosse o no, con un po' di quiete o con
nuove apprensioni, non importa, anche se non se ne parla, anche se non si ascoltano gli
slogans e non si esaminano le linee politiche delle varie parti in contesa, si può
convenire che il popolo friulano adempirà il dovere civico e si preoccuperà, votando, di
pensare a preservare la sua caratteristica, la sua particolarità, il suo equilibrio
civile. Il rispetto che si deve al popolo friulano, alla sua collaudata continuità,
richiede si abbia fiducia.
Vittorino Meloni |
 |
Magnano
in Riviera: le strade e le case |

Pordenone: il municipio
|
|