MESSAGGERO VENETO Anno XXXI - N. 136
giovedì 10 giugno 1976

Il difficile dibattito su come ricostruire

Il Friuli impegnato nelle sue assemblee civiche sui programmi del domani. Un'altra vittima (una sopravvissuta di Osoppo è spirata a Pordenone) fa salire a 967 il numero dei morti accertati. Ieri altre due scosse: alle 20,48 (sesto Mercalli) e alle 21. 12 (4,5).

PER RICORDARE

Che si fa, che si dice, come si vive in Friuli in questi giorni? Ce lo chiedono molti che sono lontani dal terremoto, dalla sua coda prolungata, E che si sono meravigliati del comportamento della gente di qui nei giorni del disastro. Quando l'eco di una scossa si diffonde, attraverso le agenzie e la radio la televisione, riprende la serie delle telefonate e delle richieste. Siccome sappiamo che non è curiosità, non rispondiamo dicendo che vengano a vedere, che stiano vicini alla nostra gente. che ci continuino ad aiutare. Rispondiamo semplicemente che in Friuli si opera per demolire quel che è pericolante, per salvare quanto è· possibile, pensando a quel che si deve fare per ricostruire e, naturalmente, alla sistemazione provvisoria dei senzatetto. Ci siano o no scosse, il Friuli è tutto impegnato per la ricostruzione. Nessuno si fa illusioni e crede si possa fare presto a risolvere problemi per i quali saranno necessari tempi lunghi. Non per questo, tuttavia, si perde un giorno. Lo spirito dell'iniziativa comunale si è esaltato e, nel quadro di una tradizione mai abbandonata, si uniscono forze e idee per cercare ogni soluzione che guardi al futuro. La singolarità friulana, che tanti hanno scoperto con questa disgrazia, sta proprio nel non stare ad aspettare, nel non rinunciare a quello che si può. si deve compiere senza pretendere che altri risolvano tutti i nostri problemi, pur attendendosi la doverosa, e meritata - altro che se meritata - solidarietà nazionale e internazionale. Per questo è in corso un grande dibattito, che vede impegnate le diverse comunità dei paesi distrutti e- di quelli danneggiati, per esprimere un indirizzo che dovrà essere considerato e rispettato, e diciamo principalmente seguito. Si discute non di politica, come si è riscontrato, ma dove ricostruire il paese, come rifarlo - se uguale a prima o diverso - e nel frattempo come sistemare la gente che è scampata al terremoto e non se n'é andata. non vuole andarsene perché sa che il Friuli non muore, con la gente resta vivo. Disastri e rovine, lo si sa bene, in questa ragione ce ne sono stati tanti nel corso dei secoli. Ci sono stati anche tanti, tragici terremoti come è documentato. Ogni volta si é ricominciato e ricostruito. Il Friuli é una terra amata dalla sua gente e non è mai stata abbandonata. La sua forza maggiore, la sua speranza di risorgere, sta in uno spirito che se anche altrove si accende qui è più grande, più saldo. Non ci sarebbe bisogno di ripeterlo, né questo intendiamo fare: diamo testimonianza di quel che avviene appunto ogni giorno, e cioè di un fenomeno che non serve a inorgoglire i friulani (perché essi non ne hanno bisogno e anzi ne rifuggono come sempre con il loro schivo e concreto carattere), ma vorrebbe servire a ricordare a chi sta fuori di qui un esempio da non trascurare, specialmente in tempi difficili, inquietanti e gravi come quelli che il nostro page sta attraversando.  

Vittorino Meloni 

Buja: la chiesa


Gemona del Friuli: il campanile del Duomo