| Il difficile dibattito su come ricostruire
Il Friuli impegnato nelle sue assemblee civiche sui programmi del domani. Un'altra vittima (una sopravvissuta di Osoppo è spirata a
Pordenone) fa salire a 967 il numero dei morti accertati. Ieri altre due scosse: alle
20,48 (sesto Mercalli) e alle 21. 12 (4,5).
PER RICORDARE
Che si fa, che si
dice, come si vive in Friuli in questi giorni? Ce lo chiedono molti che sono lontani dal
terremoto, dalla sua coda prolungata, E che si sono meravigliati del comportamento della
gente di qui nei giorni del disastro. Quando l'eco di una scossa si diffonde, attraverso
le agenzie e la radio la televisione, riprende la serie delle telefonate e delle
richieste. Siccome sappiamo che non è curiosità, non rispondiamo dicendo che vengano a
vedere, che stiano vicini alla nostra gente. che ci continuino ad aiutare. Rispondiamo
semplicemente che in Friuli si opera per demolire quel che è pericolante, per salvare
quanto è· possibile, pensando a quel che si deve fare per ricostruire e, naturalmente,
alla sistemazione provvisoria dei senzatetto. Ci siano o no scosse, il Friuli è tutto
impegnato per la ricostruzione. Nessuno si fa illusioni e crede si possa fare presto a
risolvere problemi per i quali saranno necessari tempi lunghi. Non per questo, tuttavia,
si perde un giorno. Lo spirito dell'iniziativa comunale si è esaltato e, nel quadro di
una tradizione mai abbandonata, si uniscono forze e idee per cercare ogni soluzione che
guardi al futuro. La singolarità friulana, che tanti hanno scoperto con questa disgrazia,
sta proprio nel non stare ad aspettare, nel non rinunciare a quello che si può. si deve
compiere senza pretendere che altri risolvano tutti i nostri problemi, pur attendendosi la
doverosa, e meritata - altro che se meritata - solidarietà nazionale e internazionale.
Per questo è in corso un grande dibattito, che vede impegnate le diverse comunità dei
paesi distrutti e- di quelli danneggiati, per esprimere un indirizzo che dovrà essere
considerato e rispettato, e diciamo principalmente seguito. Si discute non di politica,
come si è riscontrato, ma dove ricostruire il paese, come rifarlo - se uguale a prima o
diverso - e nel frattempo come sistemare la gente che è scampata al terremoto e non se
n'é andata. non vuole andarsene perché sa che il Friuli non muore, con la gente resta
vivo. Disastri e rovine, lo si sa bene, in questa ragione ce ne sono stati tanti nel corso
dei secoli. Ci sono stati anche tanti, tragici terremoti come è documentato. Ogni volta
si é ricominciato e ricostruito. Il Friuli é una terra amata dalla sua gente e non è
mai stata abbandonata. La sua forza maggiore, la sua speranza di risorgere, sta in uno
spirito che se anche altrove si accende qui è più grande, più saldo. Non ci sarebbe
bisogno di ripeterlo, né questo intendiamo fare: diamo testimonianza di quel che avviene
appunto ogni giorno, e cioè di un fenomeno che non serve a inorgoglire i friulani
(perché essi non ne hanno bisogno e anzi ne rifuggono come sempre con il loro schivo e
concreto carattere), ma vorrebbe servire a ricordare a chi sta fuori di qui un esempio da
non trascurare, specialmente in tempi difficili, inquietanti e gravi come quelli che il
nostro page sta attraversando.
Vittorino Meloni |
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Buja:
la chiesa |

Gemona del Friuli: il campanile del Duomo
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