D'inverno, quando i lavori nella campagna erano ridotti, il contadino si dedicava alle manutenzioni della casa e degli attrezzi agricoli. La stanza da lavoro (stanzie dai imprescj) era il suo laboratorio, dove eseguiva piccole riparazioni e teneva molti utensili adoperati nei campi (roncole, falciole, falcetti), nella vigna (soffietto per dare lo zolfo alle viti…), nel cortile (imbuto per ingrassare le oche…).
Nella stanza da lavoro del museo, accanto ad alcuni attrezzi tipici della stanzie dai imprescj: la morsa (smuarse), la sega (see), la pialla (splane) adoperati per fabbricare o riparare manici in legno di attrezzi, zoccoli, utensili di cucina e la mola (muele) usata per affilare le lame, sono stati inseriti tre ambiti di mestieri, che interagivano con la realtà contadina di ieri: il falegname (marangon), il norcino (purcitâr), il calzolaio (cjaliâr).

La bottega del falegname è rappresentata dal banco di legno con la morsa e una ricca serie di attrezzi: pialle di varie misure, trapani, squadre, seghe, sgorbie… Il norcino arrivava con tutto il suo armamentario (coltelli, imbuti, la macchina per macinare la carne, il suo vasetto delle spezie (mindusies) nella casa contadina; qui trovava il taulaç un grande tavolo per lavorare e, quando non era in prestito, la pestadorie (un mastello di legno poggiato su tre piedi con l'interno concavo in cui si sminuzzava, mediante il peston, la cotenna del maiale e il grosso paiolo in rame, le cjalderie, per far bollire l'acqua e per far fondere il grasso.Il calzolaio lavorava spesso in esigue botteghe sature di forme di legno, stampi, pellame, tra cui si distinguevano il deschetto quadrato pieno di minuscoli attrezzi e la macchina per cucire le tomaie. Un settore del suo lavoro era finalizzato alla costruzione o riparazione dei finimenti di cuoio dei cavalli (comat, tiredôrs, reghines).