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II mulino del museo è stato costruito agli inizi del '900 per macinare il
granoturco ad uso alimentare e ricavarne farina per polenta e crusca per alimentazione
animale. Azionato ad energia elettrica e formato dalle seguenti parti: tramoggia di
carico: da qui il grano viene introdotto e si può vedere la salita attraverso una
scanalatura protetta da un vetro; setacci per la pulitura: servono a separare le parti
più pesanti del granoturco da quelle più leggere; ventilatore aspiratore: per aspirare
le parti più leggere; magnete: per catturare eventuali pezzi di ferro presenti nel grano;
setaccio: per dividere il prodotto già frantumato; laminatoio: con rulli da mm 220x500
per la prima rottura del grano; elevatore: che porta il prodotto alla seconda e terza
rottura cioè sempre più fine e più vicino al prodotto terminale, cioè la farina;
setacci: per separare il prodotto macinato la seconda e terza volta; in questa fase
avviene la divisione del prodotto in crusca, cruschello e farina. Accanto a questo
procedimento di molitura ora è stato avviato anche quello mediante le macine in pietra,
che è un metodo più antico. Si tratta di due dischi in pietra dal diametro di 1 metro e
20 e dallo spessore di 35 centimetri, uno fisso, l'altro semovente regolabile. Sono
azionati ad energia elettrica e messi in posizione orizzontale mediante un ingranaggio di
ferro con denti di legno.
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