Il forno del Museo è un tipico caso di quella specie di forni - rarissimi nel Friuli collinare - costruiti come locale aggiunto, all'esterno della casa, generalmente sotto una tettoia, oppure collegato a quale altro locale (es. porcile). I forni casalinghi (come il nostro caso) erano costruiti in sassi e calcina e la camera di cottura in mattoni. Non avevano camino, ma semplicemente fori di tiraggio. Il funzionamento avviene secondo un processo consolidato nei secoli: dentro la camera viene acceso un fuoco, che rimane acceso per circa due o più ore e viene spinto nel fondo e lentamente in modo da consentire la combustione. Questo fuoco scalderà le pareti che all'inizio sono nere di caligine; ad un certo punto le parti diventeranno completamente bianche; è il segnale che il forno è scaldato al punto giusto.


A questo punto, mediante il tirabraci (tirebores) la camera viene liberata da ogni residuo di legna e braci ed è pronta ad ospitare il pane per la cottura. Infornato il pane mediante la pala, il forno di chiuderà con una porticina incardinata di larice che tenga bene le alte temperature.