La fucina č la bottega del fabbro e del
maniscalco. Nella stanza dalle pareti annerite dal fumo c'č le fusine, un focolare
con mantice (fol, soflon), dove fra i carboni ardenti il fabbro arroventa il ferro
da battere e lavorare sull'incudine (incuin) con martello e mazze di varie misure.
Un tempo gli oggetti di ferro rotondi venivano realizzati con stampi e controstampi, che
erano battuti da due persone oppure adoperando il maglio (mai), un martello a
balestra azionato ad acqua e in seguito a motore. In anni pił recenti il fabbro si
serviva anche del tornio, a pedali prima, elettrico poi, per realizzare vari oggetti un
tempo fatti a mano: viti, bulloni ecc. Indispensabile al fabbro č la morsa (smuarse
), un attrezzo che serve a stringere il metallo mentre viene lavorato. Lime di varie
misure, a granuli diversi, sono utilizzate per limare e sgrezzare gli oggetti. II
contadino frequentava spesso la bottega del fabbro.
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Questi
infatti riparava le parti in ferro degli attrezzi agricoli e di tutti gli utensili
necessari al lavoro e nella casa. Il fabbro inoltre era anche maniscalco: infatti
preparava i ferri per cavalli, asini e mucche e li ferrava. L 'operazione di ferratura
(inferā) avveniva all'esterno della bottega; le mucche erano tenute ferme mediante la glove,
un tronco forcuto sul quale poggiava il collo dell'animale; i cavalli invece erano legati
ad un anello infisso nel muro esterno della fucina. I cavalli venivano ferrati una volta
al mese, le mucche ogni due mesi, se lavoravano molto. II fabbro ferrava anche le ruote
dei carri che il carradore (carīr) preparava in legno. |