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Il carro agricolo rappresentava una sorta di simbolo della civiltà contadina per diversi aspetti: era - come l'aratro - uno strumento indispensabile del lavoro agricolo, costituiva poi il massimo raggiungimento delle conoscenze tecniche da parte dei costruttori (carîrs). Il suo impiego era molteplice per il trasporto di un carico di fieno o di covoni di cereali; senza le "scalette" era adatto al trasporto degli attrezzi di lavoro nei campi; con le sponde era reso capace di trasportare il raccolto di patate e di pannocchie. Senza il pianale, inoltre, ma con l'impiego di aste verticali (stadeis) infisse nelle "partite" veniva adoperato per il trasporto di legname e di cestoni. |
La carete veniva usata per il trasporto di persone, e all'occorrenza, dopo aver levato il sedile (le sente), serviva anche per il trasporto di piccole quantità di prodotti agricoli. Proprio per le sue funzioni di rappresentanza, la linea "architettonica" e gli elementi costruttivi erano abbastanza curati. Poiché il veicolo doveva essere trainato da un equino (cavallo o mulo), non tutte le famiglie potevano possederla. |
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Anche questo veicolo, come la carete, dava un po' la misura delle condizioni economiche del contadino benestante. Relativamente all'impiego, la briscje potrebbe essere rapportata all'attuale furgone (serviva infatti per trasporto promiscuo di persone e di materiale). La sua origine è testimoniata da nomi con i quali è conosciuta: briscje, che è tipicamente slavo, e gurizane, che sta ad indicare l'area dove è iniziata la sua diffusione in Friuli. |
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Verricello nella parte posteriore del carro che si fa girare avvolgendovi la corda fissata all'estremità del jubâl. |
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| Lunga pertica di legno per stringere il carico di fieno. | |
Pertica che serve da prolungamento al timone del carro per attaccarvi un secondo o un terzo paio di buoi. |
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| Leva, veniva usata per sollevare il carro e ribaltarlo dal carico. | |
| Leva, serviva a sollevare il carro per la riparazione o sostituzione di una ruota. |
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Giogo, traversa di legno con due ricurvature, che si adatta sul collo dei buoi accoppiati e si allaccia all'estremità del timone o del predêl mediante una ritorta (cerce o rituarte). |
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Collare, simile alla metà del giogo che si pone ad un bue solo attaccato davanti ad altri buoi accoppiati. | |
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Collare del cavallo, formato da due archetti di legno uniti superiormente ad angolo acuto e formanti di sotto una curva più larga. E' ricoperto di pelle e imbottito di paglia o crine. La comatele veniva posta sul collo del cavallo sotto il comat, come protezione. |
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Briglie. Ciascuna delle due striscie di cuoio, attaccate al morso del cavallo, per reggerlo e guidarlo. |
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Il ferro della briglia che entra in bocca al cavallo per guidarlo e fermarlo. Le sue parti sono: canon - imboccatura che attraversa la bocca; stangjetes - le due aste all'estremità dell'imboccatura; voi, ocjietons, barbonsâl, rampin. |
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Cavezza. Finimento di corda o cuoio per la testa degli equini e dei bovini per condurli a mano o per tenerli legati alla greppia. |
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Sorta di finimento per attaccare un bove o una mucca sola o un asino davanti agli altri buoi. | |
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Falce munita di manico di legno con due impugnature (falcjâr), lama in acciaio e cuneo di legno (coni) per fissarla al manico. |
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Piccola incudine su cui col martello si raddrizzava il filo della falce fienaia, che si ondulava battendo contro i sassi. L'incudine e il martello, unite assieme da una catenella, vengono chiamate batadories. |
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Corno, recipiente ricavato da un pezzo di legno o da un corno di bovino, che i falciatori portano appeso alla cintura, posteriormente, e in cui tengono un po' d'acqua e la cote (côt). Côt: cote, pietra |
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Rastrello il legno per ammucchiare il fieno nei più scoscesi (rivâl) e alla fine per pareggiare il fieno sul carro (petenâ el cjar). |
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Rastrello con manico di legno e rebbi in ferro usato nelle superfici in piano. Di uso più recente permette di svolgere il lavoro più rapidamente. Negli anni '50 si diffuse l'uso del riscje!on trainato da un cavallo che permetteva di tirâ dongje due ampie striscie di fieno. |
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Forche di legno a due o tre rebbi per gli spostamenti del fieno sul fienile |
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Bastone di legno munito di uncino di ferro, utilizzato perr asportare il fieno dalla sommità del mucchio (tasse) sul fienile. |
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Taglia fieno, serviva per tagliare in verticale il mucchio ( tasse ) o le mede di palût o di paglia. |
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Sorta di grande pettine di legno con grossi rebbi che serviva a "pettinare" la paglia (soleâr). Si usava appoggiato su un cavalletto. |
Arnese per battere il grano o la segala. E' composto da un manico lungo, da una specie di clava e da striscia di cuoio che le unisce. |
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Sorta di rastrello con manico ricurvo che veniva usato nella falciatura con macchina trainata dal cavallo, per raggruppare il frumento tagliato e formare i mannelli. |
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Attrezzo usato per tagliare le canne di mais (balc di soreâl) con le foglie, che diventavano così mangime per i bovini (mangjadure). |
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Erpice formato da tre travicelli di legno paralleli, lunghi circa due metri ( sprangjes ) uniti insieme da tre traversi di legno. Dalle sprangjes sporgono lunghi rebbi di ferro. |
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Segnatore. Si adoperava per tracciare dei solchi a distanza di 70- 80 centimetri l'uno dall'altro per seminarvi il granoturco. |
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Grande cesta tonda di vimini a maglie molto larghe, che si usava per trasportare animali, piccole quantità di prodotti sopra il carro. Capovolta, veniva adoperata nel cortile per proteggere la chioccia coi pulcini dagli attacchi degli uccelli rapaci. In alcuni casi fungeva da "box" per i bambini piccoli, mentre la mamma era intenta a lavori all'esterno. |
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Cestone di vimini rettangolare di varie dimensioni e capacità Se ne mettevano due o tre sul carro per trasportare panocchie, terra, concime. |