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La
trebbiatrice era anche chiamata "macchina da battere". Veniva azionata da un
motore a vapore, alimentato con legna o carbone oppure, in tempi moderni, da un motore
elettrico. In genere la macchina si spostava di fattoria in fattoria, di paese in paese,
ma poteva anche succedere invece che i contadini portassero il grano alla macchina. Il suo
funzionamento, a prima vista può sembrare semplice; in realtà la trebbiatrice compie in
una sola volta due operazioni molto complesse: trebbia e spula nello stesso tempo. Un
operatore immette dall'alto i covoni che passano attraverso il "battente" e qui
avviene la separazione del grano dal resto della pianta. Poi avviene una prima separazione
della parte più grossa e voluminosa (la paglia) dal resto. I chicchi di grano, che sono
ancora insieme agli scarti più minuti (la pula) passano attraverso successivi vagli che,
con movimenti di tipo meccanico o a ventilazione, rendono il grano pulito, che viene
infine raccolto in un sacco. L'operazione viene completata da una macchina accessoria,
l''imballatrice o pressa, che ha il compito di raccogliere la paglia che fuoriesce dalla
trebbiatrice e di pressarla in balle che ne favoriscono il trasporto e il successivo
stoccaggio. La trebbiatrice del museo viene messa in funzione in occasione della
"festa della trebbiatura" ogni anno il mese di luglio. |