Cividale del Friuli |
Principali monumenti e opere darte:
Altri monumenti di un certo interesse: il così detto Ipogeo Celtico, uno strano ed umido cunicolo sotterraneo (scavato nella roccia che fa da sponda al Natisone sotto un'abitazione di via Monastero Maggiore) che si sviluppa con diramazioni a forma di K. Brevi corridoi irregolari su piani diversi, cui conducono rozze scale e nei quali si aprono nicchie pure irregolari; alcuni mascheroni dall'aspetto grezzo e primitivo contribuiscono ad accrescere l'atmosfera di mistero che grava sul luogo. Alcuni infatti hanno supposto che possa trattarsi di arte funeraria celtica, per altri invece il sito non sarebbe stato altro che un carcere romano. Da vedere anche il Ponte del Diavolo che, gettato sul fiume Natisone, con due campate ed un unico pilastro poggiato su un masso naturale esistente in mezzo al fiume, è un po' il simbolo della città di Cividale. Risale alla metà del Quattrocento, fu progettato dall'architetto lombardo Jacopo Daguro da Bissone (1442) ma ultimato dieci anni più tardi dal capomastro Erardo da Villaco. Distrutto nel 1917, all'epoca della disfatta di Caporetto, venne poi rifatto dagli stessi Austriaci così com'era, grazie ai rilievi esistenti, e arbitrariamente completato più tardi (1939) con il parapetto che lo deturpa. E una costruzione molto ardita, parecchio alta sul letto del fiume, e prende il nome di "ponte del Diavolo" da una leggenda, per altro diffusa in varie regioni d'Italia, che lo vuole costruito in una sola notte dal Diavolo in cambio dell'anima di un cividalese (il quale però, grazie ad un gustoso imbroglio, poté sottrarsi al Maligno). Tra le chiese minori, S. Biagio, del secolo XV, fa intravvedere in facciata i resti degli affreschi stesi nel 1506-8 da Gian Paolo Thanner; ha portale goticheggiante (c. 1488) fatto da Biagio de Meritis e Toni de Lochya, una statuina di S. Biagio del 1467 di tale Domenico di Zucco, affreschi di pittura duecentesca e trecentesca nella navata e soprattutto nella cappella di S. Biagio, il cui cupolino ha dodici settori con storie della vita del Santo (maestro provinciale, seconda metà del XIV secolo). Nella stessa cappella, affresco con S. Biagio (XV secolo) e bella serie (in parte malandatissima) dei Mesi nello zoccolo. Nel presbiterio pala d'altare del 1507 del pittore cividalese Pietro Miani (S. Biagio in trono) con predella dipinta da Secante Secanti (Martirio di S. Biagio, inizio secolo XVII) e, nel lunettone, Annunciazione di Marco Vecellio (1604). La Chiesa di S. Francesco, costruita a partire dal 1284, ha facciata a capanna e bella parte absidale che s'erge sulla roccia a picco sul Natisone. L'interno è a croce latina con tre cappelline absidali coperte di gotiche crociere. Del vasto ciclo decorativo di affreschi tre - quattrocenteschi che coprivano larga parte delle pareti della chiesa, senza un organico schema, ben poco è rimasto. Tra le cose più belle, gli affreschi del transetto di destra (con le figure dei Ss. Ludovico da Tolosa, Maria Maddalena e Lorenzo diacono) e la Crocifissione tra le due finestre dell'abside, forse l'affresco più conosciuto: opere tutte di maestri riminesi della prima metà del secolo XIV. Non mancano, nella chiesa, affreschi di scuola emiliano-friulana della seconda metà del Trecento o dell'inizio del Quattrocento. Molto gustosi, per l'ingenuità della composizione, per i colori festosi, per la morbida linea di contorno, per la fresca narrazione, gli ancora sconosciuti affreschi trecenteschi con scene della vita di S. Francesco conservati in sagrestia, dove esistono affreschi anche del comasco Giulio Quaglio (Castigo di Ozia travolto dal carro per aver toccato l'arca dell'alleanza, Mosè, Davide nel soffitto; S. Francesco, S. Bonaventura e la SS. Eucarestia nelle pareti; figure di pontefici entro la decorazione a stucco, 1693). Nella Chiesa di S. Giovanni Battista (ristrutturata nel secolo XVIII ad opera dell'architetto Luca Andrioli), affresco del soffitto di Giuseppe Diziani (1771), pala del bolognese Ercole Graziani (1750) nell'altare maggiore (Assunta, S. Giovanni Battista, S. Giovanni Evangelista) dipinti di Palma il Giovane (1608, Cristo Crocifisso tra la Beata Benvenuta Boiani e S. Orsola), Pier Antonio Novelli (S. Michele Arcangelo, S. Benedetto e S. Chiara, secolo XVIII), Francesco Pittoni (S. Andrea, secolo XVIII), Giuseppe de Gobbis (S. Scolastica, S. Benedetto e S. Brunone, secolo XVIII). Anche la Chiesa di S. Giovannni Xenodochio è ricca di opere d'arte anche se le più note, S. Rocco e Madonna con Bambino, sono state portate al Museo Archeologico; sono opera di Paolo Veronese e risalgono al 1584. Altare con statue di Giacomo Contiero, (secolo XVIII), belle grate in ferro battuto, quadri di maniera sulle pareti laterali del coro, soffitto dell'aula con riquadri in tela dipinti da Palma il Giovane (inizio secolo XVII), soffitto della sagrestia con tela (ora al Museo) di Francesco Zugno (Gloria di S. Giovanni Battista). Mobile di sagrestia, splendido, di Matteo Deganutti (1712-1794). Nella Chiesa di S. Martino pala attribuita a Nicola Grassi (S. Martino dona parte del proprio mantello al povero) e statue dell'altar maggiore (Ratchis e Anselmo) di Giacomo Contiero (secolo XVIII); in S. Pietro ai Volti bel dipinto di Palma il Giovane (1607, Redentore risorto tra i Santi Sebastiano e Rocco), di Gaspare Diziani (la Madonna adorata da quattro frati cappuccini, 1735-40), di Antonio Dugoni (Addolorata, 1847-48); in S. Silvestro, affreschi del 1705 e del 1918 (Francesco Barazzutti). Interessante anche la Chiesa di S. Giorgio in Vado, nella frazione di Rualis, risalente al XIII secolo, con diversi affreschi sulle pareti dell'aula, del presbiterio e della sacristia. Sulla parte sinistra dell'aula, sopra brani di affreschi del XIII secolo, una notevole rappresentazione del Martirio di S. Tomaso Becket di anonimo pittore della fine del '300 cui appartengono anche altre due opere: un S. Giorgio e un angelo che presenta un fedele inginocchiato. Tra gli edifici civili spicca il Palazzo dei Provveditori, costruzione imponente che chiude uno dei lati di piazza del Duomo: nato da un progetto di Andrea Palladio, fu costruito tra il 1565 ed il 1596. Si sviluppa su due piani, divisi in senso orizzontale da una tenue cornice marcapiano; nella parte inferiore, nove arcate, poggianti su robusti e grevi pilastri, immettono nel sottoportico. In quella superiore, la parte centrale porta tre ampie finestre centinate, mentre quelle che le affiancano in doppia serie sono rettangolari e separate l'una dall'altra da paraste. Tra le varie sculture e lapidi inserite nella facciata, vanno ricordati i busti dei Provveditori Santo Contarini (1589) e Andrea Pisano (1609). Notevoli anche il Palazzo Comunale, costruito nel XV secolo e più volte rimaneggiato fino ad assumere, ad opera di un restauro del 1934, il piacevole aspetto odierno (la parte modernissima 1968-72 - è dovuta al progetto di Gianni Avon); Palazzo Boiani, rinascimentale, con balcone abbellito da testine in pietra di Benedetto degli Astori (ca. 1525); Palazzo Brosadola, con ottimi affreschi del cividalese Francesco Chiarottini (1785), autore anche della decorazione della Villa Foramitti Moro. Da ultimo conviene ricordare la Piazza Paolo Diacono, spazio suggestivo sul quale si affacciano case con facciate decorate a fresco, una Casa medievale sulla via che porta al Tempietto Longobardo e i tre Monumenti a Giulio Cesare (in piazza del Duomo, copia dell'originale traianeo ora in Campidoglio a Roma), ad Adelaide Ristori (1916, scultore Antonio Maraini) ed alla Resistenza (Luciano Ceschia 1975).