Pordenone

Il Duomo   - Il Museo Civico

Principali monumenti e opere d’arte

Numerosi gli edifici di pregio, a Pordenone. Di fronte al Duomo si trova il bel Palazzo Comunale del XIV secolo che presenta una loggia al piano inferiore, trifore al piano superiore. Il suo corpo aggettante, che costituisce la torre-orologio, risale al 1542 ed è opera di maestro Jacopo da Gemona. Il Palazzo Comunale chiude come una bella scenografia lo slargo in cui sfocia il lungo Corso Vittorio Emanuele che con il suo andamento sinuoso attraversa il nucleo antico della città. Fiancheggiato da stretti portici (ad archi acuti, a tutto sesto o ribassati) frequentati ad ogni ora del giorno, che assieme alla serie di palazzi gotici, rinascimentali o barocchi, gli assicurano un piacevole aspetto d'altri tempi, il Corso è ancora, come in passato, una vitale arteria di traffico e di commercio. Numerose sono state le modifiche apportate nei secoli a questo tracciato, e ben lo si vede nella presenza di stili e gusti diversi, cosicché, in un certo senso, ogni facciata è una sorpresa o per un arioso balconcino traforato o per severe finestre centinate o per un elegante portale. Tra i palazzi, notevoli sono Palazzo Gregoris, della fine del Seicento, dovuto alla collaborazione di Domenico Rossi e dello zio Giuseppe Sardi che si richiamano al pittoricismo architettonico del Longhena; Casa Mantica, nella quale si conserva un affresco, da poco ritrovato, di Gianfrancesco da Tolmezzo (fine secolo XV); Palazzo Montereale-Mantica (ora, come il precedente, di proprietà della Camera di Commercio), con un importante salone decorato con stucchi dal ticinese Francesco Antonio Re (dopo la metà del secolo XVIII), restituito alla vita e alla cultura di Pordenone da un recente accurato restauro. Da vedere anche la Biblioteca Comunale (già Monte di Pietà) progettata probabilmente da Francesco Riccati (i preventivi furono peraltro stesi dal capomastro Giovanni Battista Cajal che nel 1765 condusse i lavori) ed il neoclassico Teatro della Concordia dell'architetto pordenonese Giovanni Battista Bassi (il progetto risale al 1826). Tra le chiese minori, da ricordare la Chiesa del Cristo, con un bel portale di scuola del Pilacorte (1510) ed affreschi trecenteschi (molto guasti) all'interno; la Santissima Trinità, appena al di là del fiume Noncello, edificio cinquecentesco dalla struttura massiccia, costruito interamente in cotto su progetto di Ippolito Marrone ed abbellito all'interno dagli affreschi (ca. 1540-45) del Calderari e di altri pittori minori dell'epoca; la Chiesa di S. Francesco, trecentesca, con brani d'affresco coevi, da qualche tempo adibita a sede di mostre d'arte; la Chiesa di S. Giorgio (facciata neoclassica e campanile di Giovanni Battista Bassi, secolo XIX) contenente una tela attribuita a Gasparo Nervesa con S. Giorgio che uccide il drago (secolo XVII). Nei dintorni di Pordenone, Torre, preesistente allo stesso capoluogo ed anzi sicuramente abitata fin dall'epoca preistorica, si raccomanda sia per la bella pala d'altare (Madonna con Bambino e Santi) che il Pordenone dipinse nel 1520 e che si trova nella Parrocchiale, sia per l'imponente Castello che sorge su un leggero rilievo su un'ansa del fiume Noncello, in una zona ricca di risorgive. Privo di ogni muro di cinta, il castello non si offre nella consueta tipologia, trattandosi di un complesso di elementi diversi, appartenenti a tutte le epoche, addossati al massiccio torrione originale a tre piani che fu la matrice principale. Reperti archeologici attestano la presenza di mura preistoriche nel luogo in cui sorge il castello ed ugualmente certa è la presenza di un insediamento in epoca romana. Notizie scritte si hanno a partire dal secolo XIII; nel 1313 vi si insediò il Conte di Gorizia avendo la meglio sul Patriarca, ma anch'egli fu in seguito cacciato dai signori di Porcia. Nel 1391, in seguito a permute con il conte di Moravia, divenne proprietà dei conti di Ragogna e nel 1402 subì distruzione ad opera dei pordenonesi. Sul finire del Cinquecento non esisteva ormai che la sola torre, per cui i corpi più bassi ad essa addossati appartengono tutti a secoli successivi. Di essi, quello a nord diventerà sperabilmente sede del Museo archeologico del friuli occidentale, ed in esso troverà degna collocazione quell'ingente materiale archeologico (tra cui alcuni lacerti di affreschi romani) raccolto nel corso di un'intera vita dall'ex proprietario conte Giuseppe di Ragogna e da lui generosamente lasciato in eredità al Friuli. Nella frazione di Villanova, nella Parrocchiale vi è un buon ciclo di affreschi con robusti Dottori della Chiesa di Giovanni Antonio da Pordenone (1514), oltre ad un gradevole altare in pietra del Pilacorte (1520). A Vallenoncello, nella Chiesa parrocchiale, affresco con l'Adorazione dei pastori del 1530 circa (Giovanni Maria Zaffoni detto il Calderari); nell'Oratorio del SS. Corpo di Cristo, nell'imbotte del piccolo coro, Padre Eterno benedicente e Dottori della Chiesa a fresco, buon lavoro di maestro friulano del XV secolo; nelle pareti, modesti dipinti della fine del XV secolo. Nella Chiesa neogotica di Roraigrande (progettata da Domenico Rupolo agli inizi del secolo), bel fonte battesimale con un incantevole gruppo di putti del 1558-59, lavoro dei lapicidi Donato ed Alvise casella; nel vecchio coro - ora cappella laterale destra - affreschi nelle quattro vele (Episodi della vita della Vergine) eseguiti da Giocanni Antonio da pordenone (1516) e Marcello Fogolino (1521).