Pordenone - Il Museo Civico

Nel medioevale Palazzo Ricchieri, una delle più belle dimore nobiliari della città, vicino al Duomo, è stato trasferito nel 1970 il Museo Civico, già nel Palazzo Comunale, sorto nel 1870 allorché il pittore pordenonese Michelangelo Grigoletti lasciò, morendo, la sua raccolta di opere d'arte. Come ogni edificio antico che sia adibito a sede di Museo, anche Palazzo Ricchieri, con la sua bella struttura architettonica, le originarie decorazioni del secolo XV, i soffitti lignei a cassettoni, i fregi a fresco, costituisce un ulteriore motivo di interesse per il visitatore. Importante, tra le opere conservate, il gruppo di dipinti di Giovanni Antonio da Pordenone, la cui pala di S. Gottardo, proveniente dalla soppressa chiesa dei Cappuccini, è stata la prima opera d'arte, in ordine di tempo, acquistata dal Comune di Pordenone (1811). Da ammirarsi poi i dipinti di Gerolamo Savoldo, di Antonio Carneo, di Nicola Grassi, oltre che di pittori veneti o italiani del Sei o Settecento. L'Ottocento è ovviamente dominato dalla presenza di Michelangelo Grigoletti, pordenonese, uno dei massimi pittori friulani del secolo, di cui si conservano numerosi disegni e dipinti. Tra essi si impone per bontà di esecuzione il grande quadro de I due Foscari che il pittore realizzò tra il 1838 ed il 1843 su commissione dell'imperatore Ferdinando I d'Austria (il dipinto è infatti di proprietà del Kunsthistorisches Museum di Vienna in deposito al museo di Pordenone che ne possiede il bozzetto). Vi è rappresentato il momento in cui Jacopo Foscari, condannato nel 1451 all'esilio perpetuo nell'isola di Creta perché implicato nell'assassinio di Ermolao Donato, chiede al padre - il doge Francesco Foscari la grazia. Questa, per motivi politici, viene negata, e ciò provoca lo svenimento della madre dello sventurato giovane. Una recente donazione è venuta ad arricchire le collezioni d'arte moderna: si tratta di una decina di pezzi di scultura, disegni e pitture di Pino Casarini (1897-1972) artista veronese particolarmente attivo in Friuli (basti pensare al grande cielo d'affreschi del Duomo di Sacile), cui sono state dedicate tre sale. Il Museo ha accolto, in deposito provvisorio, numerose opere d'arte di chiese terremotate della provincia: tra esse una Apparizione della Vergine ai Santi Urbano, Gottardo, Filippo e Giacomo minore, dipinta da Giambattista Piazzetta nel 1744 per la chiesa parrocchiale di Meduno, opera stanca e un po' accademica ma non priva di qualche brano felice, ed una spumeggiante Gloria di S. Antonio di Giannantonio Guardi (ca. 1739) proveniente dalla parrocchiale di Pinzano. Al piano terra sono state riunite tutte le sculture lignee: statue isolate del XV e XVI secolo di un certo interesse e il grande altare ligneo dipinto e dorato (1509) di Giovanni di Domenico, proveniente dalla chiesa di S. Maria dei Battuti di Valeriano, acquistato dal Comune di Pordenone una ventina d'anni fa. Nella parte inferiore che porta la Deposizione dalla Croce si può notare la forte carica espressiva dell'intagliatore, che non indulge alla piacevolezza, ma caratterizza le statue, esasperandone i sentimenti in chiave popolare. Nella predella, in bassorilievo, ingenue figurine di Battuti che adorano la Trinità. Le statue della parte superiore (Madonna con Bambino e quattro Santi) sembrano doversi attribuire allo scalpello di Domenico da Tolmezzo, padre di Giovanni: in tal caso sono precedenti al resto dell'altare, essendo Domenico morto nel 1507. Per quanto riguarda la scultura in pietra, presente con un esiguo numero di pezzi, si vedano almeno le opere di Antonio Marsure, valido scultore friulano dell'Ottocento.