Meduno

L'attuale Chiesa parrocchiale di Meduno fu costruita sulla preesistente tra il 1830 e il 1834. L'interno, dalle linee neoclassiche, si presenta armonioso e solenne. Purtroppo il terremoto del 1976 ha gravemente lesionato l'edificio e causato la perdita della maggior parte degli affreschi che decoravano il soffitto della navata. Questi erano dovuti al veneziano Giovanni Carlo Bevilacqua (1775-1849) che li aveva eseguiti nel 1838, dipingendo l'ascensione della Vergine (l'opera di maggiore ampiezza) e, in monocromo, la Dormitio Virginis e il Patrocinio della Madonna. Dell'intero lavoro - che ben metteva in luce i meriti di questo artista neoclassico fecondo e piacevole - è rimasta la Dormitio e qualche frammento delle altre scene. L'opera di maggior pregio eseguita per la chiesa è tuttavia la pala con la Madonna con Bambino che appare ai Santi Urbano, Gottardo, Filippo e Giacomo minore, dipinta nel 1744 dal grande Giambattista Piazzetta: opera che, come lo stesso pittore afferma in una lettera nella quale un poco si lamenta per il modesto compenso (40 ducati), fu fatta tutta di sua mano, senza cioè l'ausilio di uno dei tanti pittori - anche di talento - che affollavano la sua bottega. E un quadro stanco, accademico, ma non privo di taluni spunti felici, cui il recente restauro ha dato vitalità cromatica. Per quanto riguarda le opere di scultura, da ricordare la pila dell'acqua santa della fine del XV secolo ed il fonte battesimale, mutilo, con la coppa abbellita dalle testine in bassorilievo di alcuni putti, eseguito nel 1485 da Giovanni Antonio Pilacorte; inoltre il fastoso altar maggiore in marmo, ideato nella struttura architettonica dal veneziano Giovanni Trognon (1741) ed arricchito da Giuseppe Bernardi Torretti (1739-1745) con statue nel fastigio (Angeli e figure allegoriche), statue laterali (S. Michele e S. Pietro) e paliotto. Allo stesso scultore si debbono anche le statue (Madonna con Bambino, S. Domenica e S. Rosa, Fede e Speranza) che adornano l'altare del Rosario, opera - per la parte architettonica - degli altaristi Antonini ed Elia di Gemona (1882). Nella Chiesetta di S. Martino in Castello, buon affresco attribuito a Pietro da S. Vito raffigurante la Madonna con Bambino (inizio secolo XVI). A Ciago, elemento insolito nel fondo di proprietà Barattini: la così detta piera da l'aga, cioè un monolito che viene ritenuto un'ara sacrificale di epoca preromana.